mercoledì 8 febbraio 2012

Maestri 27. Paolo Guidotti

Paolo Guidotti nasce a Firenze nel 1938. A Milano dai primi anni Sessanta si occupa di illustrazione e grafica editoriale. Art director Rizzoli dal 1971 al 1981, ha collaborato anche a lungo con Mondadori e Club degli Editori. In anni recenti si è dedicato sopratutto alla pittura e alla scultura affermandosi con una personale cifra stilistica.

Paolo Guidotti, 2006

Autobersaglio, 1991
Per Paolo Guidotti mirare al bersaglio significa soprattutto «... astrarsi dai rumorosi baracconi che ci circondano, per riuscire a guardare verso un punto solo, isolandolo dalla babele di luci e colori (Renato Besana)».
I bersagli che Guidotti disegna non appaiono soltanto, di conseguenza, oggetti dalla forte valenza estetica né semplici reperti di un’archeologia da bric à brac; sono le esche cui abboccano (in un sottile gioco di legni, colore, carta, metallo) spezzoni di storia o echi di cronaca, pretesti narrativi che coniugano la grande guerra con il tiro al merlo, le calaveras messicane con il regio Tiro a segno.

Paolo Guidotti, per «riuscire a guardare verso un punto solo» sceglie e trasforma la materia con la meticolosa attenzione di chi opera in quella terra di frontiera che si spinge (parafrasando il titolo di una mostra di qualche anno fa), sino al greto del fiume urbano.
Nella risacca che frantuma, sbriciola e leviga le storie quotidiane vengono individuati e catalogati con pignoleria i frammenti che possono ancora suscitare sensazioni.




Calendario Caleidoscopio messicano, tre  tavole, tecnica mista, 2005



Guidotti non tradisce mai, in questo, la sua vocazione di narratore di storie minime. Ogni oggetto fa riaffiorare un ricordo, rivivere un’emozione. Non object trouvée che serva a testimoniare, assoluto e ineludibile, lo scorrere del tempo, ma madeleine che, dopo l’eccitazione del ricordo, faccia da coagulante per una nuova invenzione.

Diavolo, tecnica mista, 1991

Volto, tecnica mista, 1991

Devil, tecnica mista, 1996
Paolo Guidotti è un discreto e sottile rigattiere della memoria. I suoi materiali sono, alla rinfusa, frammenti di imballaggio, lamierini di recupero, smalti, scatole di sigari, occhi di vetro. Ma attenzione: nessuno di essi vive senza l’intervento affettuoso e severo dell’artista, né senza il supporto essenziale e vitale del suo immaginario.
Un pezzo di legno scheggiato può essere dunque la testa di un gatto; una falce di metallo mangiata dalla ruggine un quarto di luna. Solo a patto, però, che si voglia ritrovare quel gatto o quella falce di luna, facendoli riemergere da un antico ricordo d’infanzia o da un frammento di recente esperienza.

Guidotti è un solitario. Noi ce lo immaginiamo sempre per strade di notte, con gli occhi a terra, a chiedersi quali vicende siano state gettate via, oggi, dallo scorrere isterico di quel metaforico fiume urbano. Quali emozioni si siano arenate nei rifiuti che ingombrano gli angoli delle città.

Con un gesto di colore Paolo permette ai detriti di questa civiltà di raccontare ancora una storia, ancora una favola.


Acrobata, tecnica mista, 1999

Testo tratto da: Andrea Rauch, Il mondo come Design e rappresentazione, Usher Arte, 2009

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