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lunedì 4 giugno 2012

Com'è che all'elefante si allungò il naso

Daniela Pellegrini presenta Il libro delle bestie, da lei illustrato su testi di Rudyard Kipling (Just so stories), martedi 5 giugno alle 18,30 alla libreria Il Catalogo di Pesaro, via Castelfidardo 25. La serata vedrà la lettura per i più piccoli di una delle storie del libro: Il piccolo elefante.



Il piccolo elefante
Rudyard Kipling
(traduzione di Silvio Spaventa Filippi)

Nei tempi antichi l’Elefante non aveva proboscide, ma un naso grosso come una scarpa, poco mobile e niente affatto prensile. Ma vi fu un Elefante nuovo - un piccolo d’Elefante - che, pieno d’insaziabile curiosità, faceva continuamente un mondo di domande. E viveva in Africa, e riempiva tutta l’Africa della sua insaziabile curiosità. Domandava a suo zio lo Struzzo, perché le penne della coda gli spuntassero così, e zio Struzzo lo batteva con la zampa dura dura; domandava a sua zia la Giraffa perché avesse la pelle macchiettata, e zia Giraffa lo batteva con lo zoccolo duro duro. E ancora era pieno d’insaziabile curiosità. Domandava a suo zio l’Ippopotamo, perché avesse gli occhi rossi a quel modo, e zio Ippopotamo lo batteva con lo zoccolo grosso grosso; e domandava a sua zia la Bertuccia perché i meloni erano così dolci, e zia Bertuccia lo batteva con la zampa pelosa pelosa.
E ancora era pieno d’insaziabile curiosità.
Faceva domande su tutto quello che vedeva, udiva, sentiva, odorava, o toccava, e tutti gli zii e tutte le zie lo battevano.
E ancora era pieno d’insaziabile curiosità.

Una bella mattina, nel mezzo della precessione degli equinozi, quell’insaziabile piccolo d’Elefante se ne uscì di punto in bianco con una domanda di nuovo genere:
– Che cosa mangia il Coccodrillo?
– Ssst!... – fecero tutti, imponendogli silenzio; e gliene diedero tante e poi tante, che non finivano più.
E quando furono finite, egli se n’andò dall’uccello Colocolo, che se ne stava in mezzo a un cespuglio d’Aspetta-un-Pezzo, e gli fece: – Mio padre mi ha battuto, e mia madre mi ha battuto; tutti i miei zii e tutte le mie zie mi hanno battuto per la mia insaziabile curiosità; ma pure io voglio sapere che cosa mangia il Coccodrillo.
L’uccello Colocolo gli disse con un grido lamentoso:
– Va sulle rive del fiume Limpopo, fiancheggiato dagli alberi della febbre, e lo saprai.
La mattina appresso, quando non era rimasto più nulla degli equinozi, perché la precessione aveva proceduto secondo i precedenti, l’insaziabile piccolo d’Elefante si prese un centinaio di chilogrammi di banane, un centinaio di chilogrammi di canne da zucchero e diciassette meloni, e disse a tutta la sua cara famiglia:
– Addio! Io vado al fiume Limpopo, tutto fiancheggiato dagli alberi della febbre, per scoprire ciò che mangia il Coccodrillo.
E tutti lo picchiarono ancora una volta per dargli il buon viaggio, sebbene egli li pregasse amabilmente di non picchiarlo.
 
Poi egli si mise in viaggio un po’ accaldato, ma per nulla affatto sorpreso, mangiando meloni e gettando le scorze perché non poteva raccoglierle. Andò dalla città di Grahara a Kimberley e da Kimberley al paese di Khama, e dal paese di Khama andò ad est per il nord, mangiando meloni durante tutto il viaggio, finché arrivò alle rive del gran fiume Limpopo, fiancheggiato dagli alberi della febbre, come l’uccello Colocolo gli aveva detto.
Ora è necessario dire che fino a quella settimana, giorno, ora e minuto, quell’insaziabile piccolo d’Elefante non aveva mai veduto un Coccodrillo e non sapeva come fosse fatto. E questo era tutta la sua insaziabile curiosità.
La prima cosa che trovò fu un Serpente pitone a due colori avvolto intorno a una roccia.
– Scusa, – disse il piccolo d’Elefante; – ma hai veduto qualche cosa come un Coccodrillo in queste parti promiscue?
– Se ho veduto un Coccodrillo? – disse il Serpente pitone a due colori, in tono sdegnoso – E poi che altro vuoi sapere?
– Scusa, – disse il piccolo d’Elefante; – ma vuoi farmi la cortesia di dirmi che cosa mangia?
Allora il Serpente pitone a due colori si svolse rapidamente dalla roccia, e con la coda squamosa e coriacea batté il piccolo d’Elefante.
– Strano – disse il piccolo d’Elefante; – perché mio padre e mia madre, e mio zio e mia zia, per non dir nulla di mio zio l’Ippopotamo e di mia zia la Bertuccia, tutti mi hanno battuto per la mia insaziabile curiosità... Io credo che questo sia la stessa cosa.
 
Così molto cortesemente disse addio al Serpente pitone a due colori, e dopo averlo aiutato a riavvolgersi intorno alla roccia, si mise di nuovo in viaggio, un po’ accaldato, ma non stupito, continuando a mangiar meloni e a gettar le scorze, perché non poteva raccoglierle, finché mise le zampe su ciò che credeva un tronco d’albero sull’estremo orlo del fiume Limpopo, tutto fiancheggiato dagli alberi della febbre. Ma in realtà era il Coccodrillo, e il Coccodrillo strizzò un occhio... così!
– Scusa, – disse il piccolo d’Elefante, molto cortesemente, – hai veduto per caso un Coccodrillo in queste parti promiscue?
Allora il Coccodrillo strizzò l’altro occhio, e sollevò la coda dal fango; e il piccolo d’Elefante si fece molto cortesemente indietro, perché non voleva esser più picchiato.
– Vieni qui, piccino, – disse il Coccodrillo. – Perché fai simili domande?
– Scusa, – disse il piccolo d’Elefante, molto cortesemente; – ma mio padre mi ha battuto, mia madre mi ha battuto, oltre a mio zio lo Struzzo e mia zia la Giraffa che dà dei calci così forti, e il mio grosso zio l’Ippopotamo, e la mia pelosa zia la Bertuccia, e finanche il Serpente pitone a due colori dalla coda squamosa e coriacea, che batte più forte degli altri; e se tu vuoi battermi, sappi che non voglio essere battuto più.
– Vieni qui, piccino, – disse il Coccodrillo; – perché il Coccodrillo sono io.
E a mostrar che era vero pianse lacrime di Coccodrillo.
Allora il piccolo d’Elefante trattenne il respiro e tutto palpitante s’inginocchiò sulla riva e disse:
– Tu sei proprio quello che io ho cercato per tanti giorni. Mi dici, di grazia, che cosa mangi?
– Vieni qui, piccino, – disse il Coccodrillo – e te lo dirò in un orecchio.
Allora il piccolo d’Elefante abbassò la testa e l’accostò alla bocca zannuta e muschiata del Coccodrillo, e il Coccodrillo lo acchiappò pel naso, che fino a quella settimana, giorno, ora e minuto, non era stato più grande d’una scarpa, sebbene si fosse dimostrato molto più utile.
– Credo, – disse il Coccodrillo, e lo disse fra i denti... così – credo che quest’oggi comincerò col piccolo d’Elefante!
Il piccolo d’Elefante, cari miei, rimase molto sconcertato, e disse, parlando col naso, così:
– Lasciabi, lasciabi ! Bi fai bale!
Allora apparve il Serpente pitone a due colori che s’avvicinò alla riva e disse:
– Mio giovine amico, se tu ora, immediatamente e istantaneamente non tiri più forte che puoi, è mia ferma opinione che la tua conoscenza con quel bel campione dal soprabito di cuoio (e con questo alludeva al Coccodrillo) ti porterà nella limpida corrente prima che tu possa dire amen.
Questa è la maniera d’esprimersi del Serpente pitone a due colori.
 
Allora il piccolo d’Elefante si sedé sulle anche, e si mise a tirare, tirare e tirare, e il naso cominciò ad allungarglisi. E il Coccodrillo si dimenava nell’acqua, facendola spumeggiare con grandi colpi di coda, e dal canto suo tirava, tirava, tirava. E il naso del piccolo d’Elefante continuava ad allungarsi, e il piccolo d’Elefante allargò le quattro gambette, tirando, tirando, tirando, e il naso continuava ad allungarglisi; e il Coccodrillo batteva la coda come un remo, e tirava e tirava e tirava, e a ogni strappata il naso del piccolo d’Elefante diventava più lungo... e, perdindirindina! gli faceva male.
Allora il piccolo d’Elefante si sentì scivolare, e disse col naso, che era diventato lungo quasi un metro e mezzo:
– Non ne bosso biù!
Allora il Serpente pitone a due colori s’allungò sulla riva e s’avvolse in doppio giro intorno alle gambe di dietro del piccolo d’Elefante, e disse:
– Precipitoso e inesperto viaggiatore, ora noi ci dedicheremo seriamente a un po’ d’alta tensione; altrimenti è mia impressione che quel guerriero dal dorso corazzato (e con questo alludeva al Coccodrillo) vizierà permanentemente la tua futura carriera.
Questa è la maniera d’esprimersi del Serpente pitone a due colori.
Così egli si mise a tirare, e il piccolo d’Elefante tirava, e il Coccodrillo tirava; ma il piccolo d’Elefante e il Serpente pitone a due colori tiravano più forte; e finalmente il Coccodrillo lasciò il naso del piccolo d’Elefante con uno schiocco che fu sentito sopra e sotto il Limpopo.
E a un tratto il piccolo d’Elefante cadde all’indietro; ma prima disse grazie al Serpente pitone a due colori, e poi si occupò del suo povero naso, e se lo avvolse in foglie fresche di banano, e lo immerse nell’acqua fresca del Limpopo.
– Che fai? – disse il Serpente pitone a due colori.
– Scusa, – disse il piccolo d’Elefante – ma il naso mi si è deformato, e io aspetto che si ritiri.
– Aspetterai un bel pezzo, – disse il Serpente pitone a due colori. – Certa gente non conosce la propria fortuna.
 
Il piccolo d’Elefante aspettò tre giorni che il naso si ritirasse; ma ebbe un bell’aspettare. Il coccodrillo glielo aveva allungato nella stessa, precisa forma di proboscide che oggi hanno tutti gli Elefanti.
Alla fine del terzo giorno arrivò una mosca e punse il piccolo d’Elefante sulla spalla, e prima di saper ciò che facesse, egli sollevò la proboscide e ammazzò la mosca.
– Vantaggio numero uno! – disse il Serpente pitone a due colori – Il naso di prima non ti sarebbe servito a nulla. Ora, prova a mangiare un poco.
Prima di pensare a ciò che facesse, il piccolo d’Elefante sporse la proboscide e raccolse un gran fascio d’erba, lo ripulì sulle gambe anteriori, e se lo cacciò in bocca.
– Vantaggio numero due! – disse il Serpente pitone a due colori – Il naso di prima non ti sarebbe servito a nulla. Non senti scottare il sole?
– Sì, – disse il piccolo d’Elefante, e prima di sapere quel che facesse raccolse un po’ di fango dalla riva del Limpopo, e se l’applicò in testa, formandosi una buffa berrettina d’argilla.
– Vantaggio numero tre, – disse il Serpente pitone a due colori. – Il naso di prima non ti sarebbe servito a nulla. Ora che diresti se ti battessero di nuovo?
– Scusa, – disse il piccolo d’Elefante. – L’avrebbero da fare con me!
– E ti piacerebbe di darne? – disse il Serpente pitone a due colori.
– Altro che mi piacerebbe! – disse il piccolo d’Elefante.
– Bene, – disse il serpente pitone a due colori. – Vedrai che il nuovo naso ti servirà giusto a proposito.
– Grazie, – disse il piccolo d’Elefante, – me ne ricorderò; ed ora credo che sia tempo di ritornare in famiglia a far la prova.
 
Così il piccolo d’Elefante se n’andò salterellando e giocherellando attraverso l’Africa. Quando voleva delle frutta, le spiccava dall’albero, invece d’aspettare che cadessero, come faceva prima. Quando voleva l’erba, la raccoglieva dal suolo, invece d’inginocchiarsi come faceva prima. Quando le mosche lo pungevano, rompeva un ramo e se ne faceva uno scacciamosche, e quando il sole scottava, si fabbricava un nuovo, refrigerante berretto d’argilla. Quando si sentiva solitario viaggiatore dell’Africa grande, si canterellava qualche cosa con la proboscide, e il rumore era più forte di parecchie fanfare. Egli deviò un poco dal suo itinerario per andare a trovare certo grosso Ippopotamo (che non era suo parente), e gliene diede molte per assicurarsi che il Serpente pitone a due colori aveva detto la verità sul suo nuovo naso. Poi nel resto del tempo, essendo un pachiderma pulito, egli raccolse tutte le scorze di melone che aveva disseminate sulla via verso il Limpopo.
Una buia sera raggiunse i suoi cari parenti, arrotolò la proboscide e disse:
– Come state?
Essi furono contentissimi di rivederlo, e immediatamente gli dissero:
– Vieni qui che ti battiamo per la tua insaziabile curiosità.
– Ohibò! – disse il piccolo d’Elefante – Quanto al battere, non credo ve ne intendiate molto. Lasciate fare a me, che son maestro.
Allora svolse la tromba e ne diede tante e tante a due cari fratelli da rovesciarli al suolo
– Corbezzoli! – essi dissero, – e chi ti ha fatto scuola, e che hai fatto al naso?
– Ne ho avuto uno nuovo dal Coccodrillo sulla riva del Limpopo – disse il piccolo d’Elefante. – Gli ho detto: che cosa mangi? ed egli mi ha fatto questo regalo.
– Mi pare molto brutto! – disse la sua pelosa zia la Bertuccia.
– È vero, – disse il piccolo d’Elefante, – ma è prezioso. E in così dire afferrò la Bertuccia per una gamba e la cacciò in un nido di vespe.
 
Allora quel cattivo piccolo d’Elefante batté ben bene quanti gli venivano a tiro, finché non li lasciava ben caldi e sorpresi. Tirò le penne della coda a suo zio lo Struzzo; prese sua zia la Giraffa di dietro per una gamba e la cacciò in un cespuglio spinoso; barrì nelle orecchie del suo grosso zio l’Ippopotamo, e gli soffiò nelle orecchie delle bolle di sapone, mentre quegli schiacciava un sonnellino dopo il pasto; ma non lasciò mai toccare l’uccello Colocolo.
Finalmente le cose divennero così gravi, che i suoi cari parenti se n’andarono a uno a uno sulle rive del Limpopo, e si fecero fare tutti dei nasi nuovi dal Coccodrillo. Quando ritornarono, nessuno batté più nessuno, e d’allora in poi tutti gli Elefanti che si son visti, e quelli che non si son visti, hanno proboscidi precisamente simili a quella dell’insaziabile piccolo d’Elefante.

   
 


venerdì 9 marzo 2012

Conto alla rovescia per la Fiera

La 2012 Bologna Children Book Fair comincia lunedi 19 Marzo e siamo quindi al conto alla rovescia. Si comincia ad affilare le armi e, ovviamente a sgomitare per farsi largo. Il programma sarà ricchissimo fuori e dentro il salone, ma in questa nota vogliamo un po’ parlare di noi e dei libri che presenteremo in questi quattro giorni di fiera.




Lunedi 19 Marzo dalle ore 14,30 alle 16,00   
Guido Scarabottolo
incontrerà gli amici e dedicherà il suo libro e le stampe numerate.
Il diavolo nella bottiglia, di Robert Louis Stevenson.

Guido Scarabottolo

Lunedi 19 marzo dalle ore 16,00 alle 18,00
Roberto Innocenti 
sarà presente nel nostro stand per presentare la sua ultima fatica,
l’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson.
Roberto, ovviamente, dedicherà agli amici il volume e le stampe numerate,
prodotte per l’occasione.

Roberto Innocenti

 Martedi 20 Marzo, dalle 14,30 alle 16,00
Simone Frasca
dedicherà le copie del suo ultimo libro, Doccino tante storie.

Simone Frasca

Mercoledi 21 Marzo, dalle ore 14,30 alle 16,00
Daniela Pellegrini 
sarà in stand per conversare con gli amici e firmare le copie
del Libro delle Bestie (Just so stories) illustrato dai racconti di Rudyard Kipling.

Daniela Pellegrini

Mercoledi 21 Marzo, dalle 16,00 e fino alle 18,00
Daniele Nannini
presenterà e dedicherà il suo libro È più forte di me.

Daniele Nannini

Durante la mattinata dei tre giorni di fiera i redattori della casa editrice prenderanno visione dei portfolios e dei progetti che, come ogni anno, illustratori e autori, giovani e meno giovani, porteranno a Bologna.

Dimenticavamo solo di precisare il numero dello stand:

Prìncipi & Princípi, padiglione 26, stand A 14

mercoledì 22 febbraio 2012

Il libro delle bestie

Rudyard Kipling, Il libro delle bestie (Just so stories), illustrazioni di Daniela Pellegrini
Prìncipi & Princípi, pagg. 104, euro 15,00. Dall' 8 marzo in libreria.

Il libro delle bestie, illustrazione di Daniela Pellegrini

Un luogo comune ci racconta che Rudyard Kipling fu il cantore massimo del colonialismo britannico. Nato in India, là vissuto a lungo, intriso di cultura certo non provinciale, forse non avrebbe potuto essere altrimenti. Ognuno è figlio del suo tempo e della sua storia, e Kipling lo era davvero, anche se una lettura recente della sua adesione alle ragioni del colonialismo ne accredita una visione, per così dire, caritatevole: l’Inghilterra cioè come garanzia dello sviluppo e della crescita delle nazioni e dei popoli ‘selvaggi’, necessitati ad essere guidati e aiutati nel loro percorso. Sarà pure così ma è certo che, se anche nelle sue storie traspare una continua e sincera comprensione delle ragioni degli altri, lo scrittore tende a nascondere dietro una prosa amabile, fascinosa (e a volte astuta) i nodi di sfruttamento e di oppressione, commerciale e sociale, che il colonialismo portava inevitabilmente con sé.

Comunque sia lo scrittore Kipling è straordinario e complesso, capace di fantasia e poesia; la sua prosa è complicata e allusiva, non tenta mai scorciatoie banali. Ogni sua pagina appare ancor oggi come un esempio di stile.

Il libro delle bestie, illustrazione di Daniela Pellegrini

Il libro delle bestie, illustrazione di Daniela Pellegrini

Da questo punto di vista queste Just so stories sono significativamente quasi perfette. Racconti che rimandano alla storia della creazione del mondo, ai primi miti ancestrali, e ci raccontano, quasi una vulgata delle teorie evolutive di Charles Darwin, come tutto sia in trasformazione costante, come gli animali si adeguino alle condizioni di vita e ambiente modificando e migliorando il loro aspetto e il loro comportamento. Racconti anche scintillanti per arguzia, facilmente divertenti ma intimamente complessi.

Il libro delle bestie, illustrazione di Daniela Pellegrini

Come fu che all’elefante si allungò il naso fino a diventare la proboscide che tutti conosciamo? Com’è che il leopardo ottenne le sue macchie mimetiche? Come la tartaruga e il porcospino si trasformarono in armadillo? Storie tutte che sono il racconto di un'evoluzione e di una sopravvivenza mai facile, ottenuta sempre con la fatica quotidiana.

La traduzione che presentiamo in questo Libro delle Bestie (abbiamo mantenuto il titolo che il traduttore dette al suo lavoro all’inizio del ventesimo secolo) è quella classica di Silvio Spaventa Filippi, letterato astuto e colto che fu il primo direttore del Corriere dei Piccoli. Spaventa Filippi ci è piaciuto perché non riduce mai la lingua di Kipling a un volgare gergo ‘bambinese’. Le parole sono sempre complesse, a volte raffinate, e quello che se ne ricava è il racconto di un’esperienza di scrittura scintillante.

Anche i disegni di Daniela Pellegrini corrono nella stessa direzione. Pastelli gessosi, coloratissimi e morbidi, non hanno modelli vincenti da seguire. Daniela osserva le lezioni dei maestri ma poi cerca e trova una sua strada di intervento che sposa semplicità e complessità, adesione e distacco.  

Just so stories fu illustrato alle origini dallo stesso Kipling con incisioni in nitido bianco nero, poi la teoria degli illustratori del testo si allunga fino a toccare grandi artisti storici quali Ugo Finozzi, o contemporanei quali Etienne Delessert e Simona Mulazzani.  
Daniela Pellegrini si colloca nel solco di quella tradizione dandoci una versione del  libro convincente e significativa.

Il libro delle bestie, illustrazione di Daniela Pellegrini