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lunedì 21 gennaio 2013
L'editoria ai tempi della crisi
Assolutamente da non perdere il dibattito che si è attivato sul blog di Topipittori sulla crisi del mercato e dell'editoria in genere. Dibattito da non perdere perchè investe le ragioni di tutto il settore: librai indipendenti, librerie di catena, biblioteche, illustratori, lettori, blogger, intellettuali. Ognuno con le sue ragioni e le sue particolarità che, tutte insieme e coordinate da Paolo Canton, ci offrono uno spaccato ampio e singolarmente approfondito del problema.
Ma la domanda delle domande è: come si può uscire 'in avanti' da una crisi che non sembra solo economica, ma sopratutto di idee e di prospettiva? A giudicare dalla silloge di risposte il modo, senza arrendersi ai soliti mugugni e lamenti, è quello di rimboccarsi le maniche e attuare, giorno dopo giorno, strategie di intervento originali e personali. Inventarsi il proprio futuro, innescare percorsi virtuosi di qualità e di fantasia. Ognuno deve fare la sua parte, per quel che sa e può, ci dice chi è intervenuto nel dibattito.
Non cercheremo di riassumere le opinioni e le tesi: consigliamo però di leggere tutto con attenzione. I motivi di riflessione sono parecchi.
domenica 16 dicembre 2012
L'Avvento dei libri
L'avvento, in molti riti cristiani, è il tempo liturgico che precede il Natale ed è preparatorio allo stesso: nei riti cristiani occidentali segna l'inizio del nuovo anno liturgico. La parola avvento deriva dal latino adventus e significa "venuta" anche se, nell'accezione più diffusa, viene indicato come "attesa". (da Wikipedia)
Se l'Avvento è un periodo di attesa e di preparazione, cosa sarà l'Avvento dei libri, che Elisabetta Cremaschi prepara ormai ogni anno e pubblica quotidianamente, per tutto dicembre, sul suo blog Gavroche? È il momento in cui Elisabetta ci ricorda cosa è successo nel settore durante l'anno, e consiglia una 'raccolta' (ci vengono in mente gli scoiattoli che cercano e conservano le noci in attesa dell'inverno) che potrà essere 'consumata' all'istante, ma anche accumulata per i giorni e i mesi a venire.
L'Avvento dei libri viene pubblicato giornalmente. Mentre scriviamo questa nota siamo arrivati al giorno dodicesimo e abbiamo già infilato molte perle nella collana che Elisabetta Cremaschi ci propone per quest'anno: dai Fratelli Grimm ad Andersen, da Lorenzo Mattotti a Chiara Carrer, da Giusi Quarenghi a Peter Bichsel e James Joyce.
Nei prossimi giorni ci attendono certo altre sorprese, altre segnalazioni, altri suggerimenti di lettura. Grazie Elisabetta.
lunedì 10 dicembre 2012
Il Galateo di Anna
"Portare in un blog la serietà compita e impersonale di una rivista cartacea non ha molto senso. Un blog è uno spazio vivo, relazionale, cangiante. Non è un foglio di carta, è relazione in tempo reale con i lettori, ed è una relazione che si costruisce giorno dopo giorno.
Date al vostro blog un accento personale. Non abbiate timore di esprimere un’opinione o di raccontare qualcosa in prima persona. C’è un sottile piacere voyeuristico nel seguire un blog: i lettori sono curiosi di voi, oltre che di quello che dite. Davanti a un blog non siete scrittori, non siete giornalisti, siete blogger!" (Anna Castagnoli)
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| Anna Castagnoli |
Qualche tempo fa avevamo chiesto ad Anna Castagnoli di raccontarci la sua esperienza di blogger. Perché Anna, oltre che illustratrice di raffinatezza rara, è anche una ricercatrice e divulgatrice appassionata dei temi che riguardano l’illustrazione, il design, la creatività in genere.
La nostra richiesta aveva però uno scopo preciso e non celato. Era infatti facile constatare come il blog di Anna, Le Figure dei libri, aggiungesse alla serietà, per così dire, scientifica dell’argomentare, anche un tono colloquiale da ‘comunità d’intenti’. Molto spesso, infatti, i commenti dei lettori ai suoi post, se sono, da una parte, dei veri e propri approfondimenti sul tema sono anche, dall’altra, delle strizzatine d’occhio e delle dichiarazioni di complicità. Ed era proprio questo il punto che più ci intrigava del lavoro di Anna: il suo saper creare ‘comunità’ senza mai essere eccessivamente né ovvia, né presupponente.
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| Anna Castagnoli |
Anna Castagnoli ha fatto di meglio che non raccontare a noi la sua esperienza: ha pubblicato quattro post (leggeteli qui: 1, 2, 3, 4) che sono un vero e proprio vademecum del blogger (lei lo ha chiamato Galateo), ripercorrendo ogni tappa della progettazione, della redazione e della gestione della pagina.
È un manualetto prezioso e ci è impossibile riassumerlo, tanto è denso ed essenziale. Un Bignamino (ma ben di più!) in cui si parla del tono con cui ci si deve rivolgere ai lettori, della scelta degli argomenti da trattare, della cadenza e della puntualità della messa in rete, della correttezza editoriale, ma ancor più dell’educazione interpersonale che deve presiedere alla scrittura e all’edizione.
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| Anna Castagnoli |
"Prima regola d'oro del Galateo del blogger: vogliate molto bene ai vostri lettori. Pensate molto a loro, coccolateli, ascoltateli, rispettateli. Da questa regola discendono tutte le altre regole, e discende anche la bella abitudine di non girare in pantofole quando ci sono ospiti." (a. c.)
Tutte le altre indicazioni e regole sono 'tecniche' ma questa è davvero la regola d’oro. Attenzione per tutto, per le opinioni di tutti, rispetto per tutti. Non è certo facile e l’abitudine all’arroganza, alla puzza sotto il naso o, al contrario, alla sciatteria (“girare in pantofole o, come dice Anna più avanti, in pigiama”) possono indispettire e allontanare l’utente. Anna Castagnoli, che spesso, e con una puntina di civetteria, ci fa partecipi del fatto che anche lei queste regole non le osserva sempre, si mette al nostro fianco, ci fa sembrare facile e naturale il mélange di elementi che hanno portato il suo blog nella posizione di eccellenza e prestigio che occupa attualmente.
lunedì 7 maggio 2012
Leggere sul web: Mangialibri
Il blog dell’Indice dei libri del mese pubblica in questi giorni un'intervista a David Frati, che coordina la rivista online Mangialibri. Otto sezioni (Recensioni Libri, Autori, News & Interviste, Poesia, Fumetti, Bambini & Ragazzi, Libri in Edicola, Contatti & Servizi), scelta ampia, aggiornamento continuo, ritmo indiavolato. Mangialibri ci sembra una voce parecchio interessante, sopratutto per il piglio, che Frati sottolinea, 'nazionalpopolare' delle scelte, e per la diffusione enorme.
In un panorama che sembra sempre più arroccato nella sua nicchia, quasi un'ultima trincea, pensiamo di far cosa gradita rilanciando nel nostro blog ampi stralci dell'intervista.
David Frati. Mangialibri nasce nel dicembre 2005: inizialmente si trattava del mio blog personale, e solo dal 2009 è un progetto collettivo (ormai siamo quasi in 90, sparsi in tutta Italia, dal Friuli alla Calabria). L'idea di base è mettere su un grande magazine generalista dedicato al mondo dell’editoria: con un approccio ‘professionale’, quindi (uso le virgolette non a caso), puntando però su alcune sostanziali novità nel modo di occuparsi dei libri e di quello che ci gira intorno. Vedi, io vengo da una famiglia molto umile, sono il primo membro della famiglia con la passione per la lettura e la scrittura, e tutt’oggi vengo guardato dai parenti come uno non tanto a posto con la testa, uno ‘strano’. Come tutti gli autodidatti della lettura, ho avuto e ho un approccio del tutto privo di pregiudizi alla lettura: i pregiudizi nascono da un clima culturale, da un background sociale, da dei modelli, da un percorso di consigli di lettura da parte dei genitori, per dire. Tutte cose che non ho avuto, perché ho fatto da solo. E dal basso della mia naïveté mi domando e vi domando: perché in campo cinematografico è considerato 'cool' anche dalle élite intellettuali avere e dichiarare una passione per i B-movies e invece in campo letterario se qualcuno si azzarda a dire che gli piacciono i B-book viene crocifisso? Siamo sicuri che un bel romanzo sui vampiri o sui pirati non abbia più dignità dell'ennesimo epigono dello scrittore 'must' del momento? Noi di Mangialibri siamo sicuri che ce l'ha. Il nostro approccio è aperto alle novità, goloso, mai snobistico, allergico ai pregiudizi contro la letteratura di genere. Il linguaggio? Iconoclasta, ironico, pop, popolare - talvolta popolano. Non a caso il logo di Mangialibri è un panino. Ma non una baguette parigina, di quelle che finiscono sotto le ascelle di gente raffinata che gira in bicicletta lungo la Rive Gauche, bensì una di quelle che a Roma chiamiamo ‘rosette’, cioè un panino da muratore, da operaio, ripieno solo incidentalmente di pagine di libri anziché di sarciccia – ops, scusate, salsiccia! – e cicoria.
Il blog dell’Indice. Com'è articolato 'logisticamente' il progetto Mangialibri?
David Frati. Si tratta di una sorta di implacabile ingranaggio: mano a mano che riceviamo i libri spediti dalle case editrici (una cinquantina a settimana, abbiamo una casella postale attivata solo per questo) io li smisto ai vari redattori spedendo pacchetti a mie spese in giro per l’Italia. Abbiamo tutti delle scadenze fisse (in media una decina di giorni a libro, ma c’è chi è più veloce - anche mooolto più veloce - e chi invece ha bisogno di qualche giorno in più) per l’invio di recensioni, e il flusso continuo ci porta a pubblicare recensioni al ritmo di 9-12 al giorno, tutti i giorni. Ciononostante, per motivi aritmetici, non riusciamo affatto a tenere il passo delle novità editoriali.
Il blog dell’Indice. In ogni caso un ritmo straordinario. E quale seguito di lettori vi sembra di avere, da riscontri diretti (come il dialogo sui post) o indiretti?
David Frati. Non scendiamo mai sotto le 400.000 visite mensili. Quindi numeri enormi, che posizionano Mangialibri tra le realtà più importanti nel panorama dei siti che si occupano di libri in Italia, forse addirittura al top della classifica se consideriamo i siti generalisti che si occupano solo di recensioni librarie e interviste agli autori, senza pubblicare post sulla politica o sulla società. Ma per correttezza e amor di verità non voglio limitarmi a proclami trionfalistici, perché devo amaramente constatare che lo spirito ‘popolare’ e la nostra proverbiale disponibilità a recensire narrativa di genere che ci permette di attrarre una fetta così importante di pubblico – quella guarda caso trascurata da tutti i lit blog italiani - diventa a volte una sorta di tallone d’Achille in questa nostra realtà culturale snobistica, elitaria e autoreferenziale. Perché? Perché in Italia per ‘esserci’ e contare devi limitarti a recensire scrittori italiani tra i 30 e i 45 anni, quell’élite per capirci che si auto-recensisce a turno monopolizzando le pagine culturali dei quotidiani, delle riviste e dei blog di tendenza. Se invece intervisti e recensisci Wilbur Smith, dico per dire, sei un parvenu, un fanzinaro, un apostolo del trash. Peccato che Wilbur Smith (che peraltro è uno scrittore che non amo affatto, sto facendo un discorso giornalistico, non difendendo i miei gusti letterari personali) venda moltissimo e interessi al popolo dei lettori immensamente. Insomma per farla breve se sei popolare, agli occhi di ‘quelli che contano’ diventi subito nazionalpopolare e quindi volgare, anche (anzi, soprattutto) se fai centinaia di migliaia di impression al mese.
(...)
Il blog dell’Indice. Che mi dici del rapporto con nuove tecnologie, con gli ebook?
David Frati. Non puoi certo presentarti come bastione della cultura pop e fare lo schifiltoso con le nuove forme editoriali e i nuovi device. Siamo sin da subito scesi in campo a favore della diffusione degli ebook, con articoli informativi e interviste ai massimi protagonisti di questo nuovo ambito editoriale, ma abbiamo ricevuto un'accoglienza non sempre entusiasta tra i nostri lettori, tutt'altro. Il mercato digitale vede l'Italia agli ultimi posti, ai livelli dei Paesi in via di sviluppo (anzi, superata anche da molte realtà sudamericane o africane grazie a programmi di intervento educazionale come Worldreader), ed è ancora molto diffuso un atteggiamento di diffidenza se non di disprezzo per gli ebook. Mi domando perché tanto amore sviscerato per l'oggetto libro (che ovviamente io non manderei affatto in pensione, ma affiancherei per comodità alla sua versione digitale in ambiti quali l'editoria scolastica e professionale oppure le edizioni economiche - rendendole assai più economiche, s'intende) non si traduca in un maggior numero di copie cartacee vendute. Personalmente, tutti i forti lettori che conosco hanno anche - e sottolineo anche - un ereader e lo usano volentieri per leggere più di prima.
(...)
(intervista rilasciata il 22.3.2012)
In un panorama che sembra sempre più arroccato nella sua nicchia, quasi un'ultima trincea, pensiamo di far cosa gradita rilanciando nel nostro blog ampi stralci dell'intervista.
David Frati. Mangialibri nasce nel dicembre 2005: inizialmente si trattava del mio blog personale, e solo dal 2009 è un progetto collettivo (ormai siamo quasi in 90, sparsi in tutta Italia, dal Friuli alla Calabria). L'idea di base è mettere su un grande magazine generalista dedicato al mondo dell’editoria: con un approccio ‘professionale’, quindi (uso le virgolette non a caso), puntando però su alcune sostanziali novità nel modo di occuparsi dei libri e di quello che ci gira intorno. Vedi, io vengo da una famiglia molto umile, sono il primo membro della famiglia con la passione per la lettura e la scrittura, e tutt’oggi vengo guardato dai parenti come uno non tanto a posto con la testa, uno ‘strano’. Come tutti gli autodidatti della lettura, ho avuto e ho un approccio del tutto privo di pregiudizi alla lettura: i pregiudizi nascono da un clima culturale, da un background sociale, da dei modelli, da un percorso di consigli di lettura da parte dei genitori, per dire. Tutte cose che non ho avuto, perché ho fatto da solo. E dal basso della mia naïveté mi domando e vi domando: perché in campo cinematografico è considerato 'cool' anche dalle élite intellettuali avere e dichiarare una passione per i B-movies e invece in campo letterario se qualcuno si azzarda a dire che gli piacciono i B-book viene crocifisso? Siamo sicuri che un bel romanzo sui vampiri o sui pirati non abbia più dignità dell'ennesimo epigono dello scrittore 'must' del momento? Noi di Mangialibri siamo sicuri che ce l'ha. Il nostro approccio è aperto alle novità, goloso, mai snobistico, allergico ai pregiudizi contro la letteratura di genere. Il linguaggio? Iconoclasta, ironico, pop, popolare - talvolta popolano. Non a caso il logo di Mangialibri è un panino. Ma non una baguette parigina, di quelle che finiscono sotto le ascelle di gente raffinata che gira in bicicletta lungo la Rive Gauche, bensì una di quelle che a Roma chiamiamo ‘rosette’, cioè un panino da muratore, da operaio, ripieno solo incidentalmente di pagine di libri anziché di sarciccia – ops, scusate, salsiccia! – e cicoria.
Il blog dell’Indice. Com'è articolato 'logisticamente' il progetto Mangialibri?
David Frati. Si tratta di una sorta di implacabile ingranaggio: mano a mano che riceviamo i libri spediti dalle case editrici (una cinquantina a settimana, abbiamo una casella postale attivata solo per questo) io li smisto ai vari redattori spedendo pacchetti a mie spese in giro per l’Italia. Abbiamo tutti delle scadenze fisse (in media una decina di giorni a libro, ma c’è chi è più veloce - anche mooolto più veloce - e chi invece ha bisogno di qualche giorno in più) per l’invio di recensioni, e il flusso continuo ci porta a pubblicare recensioni al ritmo di 9-12 al giorno, tutti i giorni. Ciononostante, per motivi aritmetici, non riusciamo affatto a tenere il passo delle novità editoriali.
Il blog dell’Indice. In ogni caso un ritmo straordinario. E quale seguito di lettori vi sembra di avere, da riscontri diretti (come il dialogo sui post) o indiretti?
David Frati. Non scendiamo mai sotto le 400.000 visite mensili. Quindi numeri enormi, che posizionano Mangialibri tra le realtà più importanti nel panorama dei siti che si occupano di libri in Italia, forse addirittura al top della classifica se consideriamo i siti generalisti che si occupano solo di recensioni librarie e interviste agli autori, senza pubblicare post sulla politica o sulla società. Ma per correttezza e amor di verità non voglio limitarmi a proclami trionfalistici, perché devo amaramente constatare che lo spirito ‘popolare’ e la nostra proverbiale disponibilità a recensire narrativa di genere che ci permette di attrarre una fetta così importante di pubblico – quella guarda caso trascurata da tutti i lit blog italiani - diventa a volte una sorta di tallone d’Achille in questa nostra realtà culturale snobistica, elitaria e autoreferenziale. Perché? Perché in Italia per ‘esserci’ e contare devi limitarti a recensire scrittori italiani tra i 30 e i 45 anni, quell’élite per capirci che si auto-recensisce a turno monopolizzando le pagine culturali dei quotidiani, delle riviste e dei blog di tendenza. Se invece intervisti e recensisci Wilbur Smith, dico per dire, sei un parvenu, un fanzinaro, un apostolo del trash. Peccato che Wilbur Smith (che peraltro è uno scrittore che non amo affatto, sto facendo un discorso giornalistico, non difendendo i miei gusti letterari personali) venda moltissimo e interessi al popolo dei lettori immensamente. Insomma per farla breve se sei popolare, agli occhi di ‘quelli che contano’ diventi subito nazionalpopolare e quindi volgare, anche (anzi, soprattutto) se fai centinaia di migliaia di impression al mese.
(...)
Il blog dell’Indice. Che mi dici del rapporto con nuove tecnologie, con gli ebook?
David Frati. Non puoi certo presentarti come bastione della cultura pop e fare lo schifiltoso con le nuove forme editoriali e i nuovi device. Siamo sin da subito scesi in campo a favore della diffusione degli ebook, con articoli informativi e interviste ai massimi protagonisti di questo nuovo ambito editoriale, ma abbiamo ricevuto un'accoglienza non sempre entusiasta tra i nostri lettori, tutt'altro. Il mercato digitale vede l'Italia agli ultimi posti, ai livelli dei Paesi in via di sviluppo (anzi, superata anche da molte realtà sudamericane o africane grazie a programmi di intervento educazionale come Worldreader), ed è ancora molto diffuso un atteggiamento di diffidenza se non di disprezzo per gli ebook. Mi domando perché tanto amore sviscerato per l'oggetto libro (che ovviamente io non manderei affatto in pensione, ma affiancherei per comodità alla sua versione digitale in ambiti quali l'editoria scolastica e professionale oppure le edizioni economiche - rendendole assai più economiche, s'intende) non si traduca in un maggior numero di copie cartacee vendute. Personalmente, tutti i forti lettori che conosco hanno anche - e sottolineo anche - un ereader e lo usano volentieri per leggere più di prima.
(...)
(intervista rilasciata il 22.3.2012)
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