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venerdì 17 maggio 2013

Meraviglie in camera

Qualche immagine in anteprima della mostra La Wunderkammer di Andrea Rauch, che si inaugura stasera, sabato 18 maggio, alle ore 18.00, a San Giovanni Valdarno, presso la Casa Giovanni Mannozzi, in Corso Italia 105.
La mostra è a cura di Casa Masaccio, arte contemporanea.

Per informazioni: Tel. 055 9126283 Fax. 055 9123367
casamasaccio@comunesgv.it


Enrico Baj

Fabio De Poli

Emanuele Luzzati

Sergio Traquandi

Gianni Fanello

Gianni Fanello

Mimmo Di Cesare

Jean-Michel Folon

Milton Glaser

Andrea Rauch

Andrea Rauch, Milton Glaser

Andrea Rauch

Andrea Rauch

Andrea Rauch

Giampaolo Di Cocco

Leo Lionni

Ben Shahn
Guido Scarabottolo

Guido Scarabottolo

Andrea Rauch, Guido Scarabottolo

martedì 14 maggio 2013

Wunderkammer? Quasi una collezione

Nel quadro della rassegna Retrovista, inaugura sabato 18 maggio, alle ore 18.00. a San Giovanni Valdarno, presso la Casa Giovanni Mannozzi, in Corso Italia 105, la mostra La Wunderkammer di Andrea Rauch, che raccoglie opere di Enrico Baj, Fabio De Poli, Mimmo Di Cesare,  Giampaolo Di Cocco, Gianni Fanello, Jean-Michel Folon, Milton Glaser, Leo Lionni, Emanuele Luzzati, Andrea Rauch, Guido Scarabottolo, Ben Shahn e Sergio Traquandi. La mostra resterà aperta fino al 30 giugno.
La mostra è a cura di Casa Masaccio, arte contemporanea.

Per informazioni: Tel. 055 9126283 Fax. 055 9123367
casamasaccio@comunesgv.it



(a. r.) È certo pretenzioso chiamare ‘collezione’ questa raccolta di artefatti (disegni, pitture, sculture, libri, manifesti…), perché il termine ‘collezione’ implica una ricerca, uno studio e una passione specifica, a volte maniacale e compulsiva. Questi ‘oggetti’, invece,  sono in primo e principale luogo la testimonianza di un’attività professionale lunga più di quarant’anni e dei rapporti di collaborazione e, quasi sempre, di amicizia che hanno legato il designer  a grafici, illustratori, pittori e scultori spesso di fama e spessore internazionale.
Opere d’arte che poco o nulla hanno di sistematico ma sono, al contrario, ricordi sparsi di comunanza e di lavoro, sedimenti di memoria, occasioni su cui continuare a riflettere. Una ‘camera delle meraviglie’ caotica e complessiva che risulta dalla sommatoria di tutte le particolari ‘camere delle meraviglie’ che tanti grandi artisti hanno lasciato  a chi con loro ha  progettato e condiviso momenti unici e indimenticabili.

Gran parte delle opere, alla fine della mostra, resteranno nella disponibilità del Museo Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno, perché entrino a far parte della collezione permanente del Museo.





Fabio De Poli

Fabio De Poli ha disegnato, nel 2006, il progetto della grande vetrata nella sala d’attesa centrale dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze. 42 pannelli per uno sviluppo di oltre 60 metri lineari. I collages preparatori sono un esempio poetico e significativo dell’arte di uno dei maggiori pittori della seconda generazione pop italiana. 
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Enrico Baj

Pinocchio per uno spettacolo disegnato, con Enrico Baj, nel 1980, per il Teatro Porcospino. Le avventure di Pinocchio si snodano, naturalmente, tra il Gran Teatro dei Burattini, il Paese dei Balocchi, il Circo. E i personaggi sono ancora l’Omino di Burro, Gatto e Volpe, la Fatina dai Capelli turchini. Con il contorno di ‘improbabili’, patafisiche, presenze pittoriche.
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Milton Glaser

Per la mostra Milton Glaser, Piero della Francesca, voluta in occasione del Quinto centenario della morte del grande artista rinascimentale, con Italo Lupi progettammo un gioco di cavalletti e velari a scandire lo spazio barocco della Chiesa di Sant’Ignazio in Arezzo. Le luci dei candelabri, riflesse sulle cornici, disegnavano un gioco di rimandi luminosi in contrasto suggestivo con l’oscurità severa della chiesa.
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Leo Lionni 

La matita e il pennello di Leo Lionni (1910-1999) corrono, per più di mezzo secolo, con agile disinvoltura dalla grande pittura, alla scultura, al design, all’illustrazione di deliziosi e importanti libri per l’infanzia. Sempre con una vibrante e profonda tensione morale.
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Gianni Fanello

Il laboratorio di Gianni Fanello, nella bellissima casa del Mandorlo, nei pressi di Monteriggioni, è anche un ‘magazzino’ di incredibili reperti di ferro, legno, rame con cui l’artista realizza le sue opere. Che sono, di conseguenza, ricomposizioni di oggetti che prendono nuova forma e vita nel momento stesso che Fanello li sceglie, li accosta, li salda tra loro.
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Sergio Traquandi

Per Sergio Traquandi il mondo è una palestra sterminata di cose che si offrono alla riflessione, in un montaggio, smontaggio e rimontaggio di senso. Può essere una pagnotta che diventa simbolo del ‘No nuke’ ("Perché - ci dice - il pane e la pace sono alimenti ed elementi essenziali"), in uno slittamento semantico che trasporta l'dea pacifista nel quotidiano. Oppure può essere una pace 'di strada'. Un vecchio biciclo con una gomma vulcanizzata ad hoc che, con un complicato sistema di inchiostrazione copiato dai rulli di stampa, lascia sull'asfalto un simbolo pacifista che è una dichiarazione d'intenti politica e poetica.
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 Ben Shahn

  Ben Shahn (1898-1969) si impegnò su temi sociali e politici per tutta la sua vita artistica. Collaborò con il governo degli Stati Uniti quando si trattò di combattere il nazismo, fu naturalmente emarginato durante la caccia alle streghe maccartista all’inizio degli anni cinquanta, si impegnò nel movimento contro la proliferazione delle armi nucleari, guardò con simpatia e adesione al popolo ebreo che cercava la “terra promessa” (e anche all’exodus dedicò disegni e grafica). L’ultimo suo impegno fu contro la guerra in Vietnam.
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Emanuele Luzzati

L’ispirazione essenziale di Emanuele Luzzati (1922-2006) è il fantastico, il fiabesco, l’immaginoso; temi continui che tornano e rimbalzano dalla scenografia al costume, dal libro alla ceramica, al cartone animato. Un mondo ricco di curiosità e preciso di riferimenti, quello di Luzzati; una poetica la cui mappa ideale non può non tener conto di archetipi fondamentali come  la prediletta musica di Rossini (Il Turco in Italia, Il Barbiere di Siviglia, l’Italiana in Algeri, la Gazza ladra...) e quella di Mozart (Il flauto magico).
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Jean-Michel Folon

Jean-Michel Folon (1931-2005) fu davvero, dagli anni ‘60, l’ultimo grande affichiste. Continuò e concluse l’opera di Cassandre e Savignac. In ogni suo manifesto c’era una sorta di magica autoreferenzialità. L’adesione al tema era un modo per trasportare l’oggetto nel suo universo grafico rarefatto, nei suoi deserti magicamente acquarellati.
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Giampaolo Di Cocco

Per molti anni Giampaolo Di Cocco è stato lo scultore delle catastrofi. Aerei schiantati al suolo, dirigibili precipitati, autobus sinistrati. Tutti in proporzioni uno  a uno, giganteschi reperti in latta e, a volte, piombo, tenuti insieme da cerniere e ribattini. Monumenti alla futilità e alla fragilità dei tempi moderni.
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Mimmo Di Cesare

Accade qualche volta che la scultura si trasformi in architettura. O meglio, che quella componente spaziale cui entrambe le arti partecipano trovi la sua estrinsecazione in un ambiente architettonico – casa, chiesa, stadio – di cui la scultura diventa parte integrante; oppure che lo spazio, scandito dall’opera, faccia di questo un organismo “tettonico” a se stante.  (Gillo Dorfles)
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Guido Scarabottolo

Il mondo disegnato di Guido Scarabottolo è un mondo solitario, quieto, dove non ci sono mai gesti facili o azioni magniloquenti, quasi privo, com’è, di narrazione evidente. È un mondo abitato da disegnini, da segni di lapis animati dalla poesia, sporcati con il dito e colorati con Illustrator.
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martedì 5 febbraio 2013

Libri recuperati. 30. Maiali

Libri che non avevamo segnalato perché il nostro blog non esisteva ancora. Libri che abbiamo segnalato altrove. Libri che meritano comunque di essere segnalati e ricordati. Libri mai usciti in Italia. Libri memorabili per testi e immagini. Libri.


30. George Orwell, Andrea Rauch. Maiali 



Georhe Orwell disegnato da Andrea Rauch
"Per chi non lo avesse mai conosciuto bisogna subito dire che il mio amico George era un raccontastorie raffinato e affascinante. 
Ci riunivamo spesso a casa sua, quell’anno. George versava per tutti due dita di liquore poi, sprofondato nella sua poltrona vicino al caminetto, socchiudeva gli occhi, giungeva le lunghe dita davanti al viso quasi a raccogliere le idee, e iniziava a raccontare. Quella sera, era un sabato di metà novembre e l’umidità dell’autunno si faceva sentire, ci annunciò una storia sentita, a suo dire, nell’osteria di un paese che aveva visitato l’estate prima. Una storia vera, disse, ma singolare e strana. 

‘Una storia vera’, ripeté, e strinse gli occhi quasi per un segno convenuto. Tutti ascoltavamo in silenzio e il fuoco riscaldava la stanza."


La storia che George Orwell racconta agli amici riuniti attorno al fuoco è quella della Fattoria degli animali: gli animali che si ribellano alla tirannia dell’uomo e instaurano una società nuova basata sulla solidarietà, sulla divisione del lavoro, sull’eguaglianza. L’aveva  detto il Vecchio Maggiore, all’inizio del racconto:


“Questo è il messaggio che vi lascio. Rivoluzione, compagni! Non so quando avverrà: oggi, domani o fra cento anni. Ma questo deve essere il vostro orizzonte e lo scopo di ogni vostro agire. Tutti gli animali saranno uniti perché tutti gli uomini sono nemici. E badate bene di non assomigliare nei vizi all’uomo, quando lo avrete sconfitto. Non andrete mai a vivere in una casa, non vestirete panni, non berrete alcolici né toccherete denaro. Tutte le abitudini dell’uomo sono malvagie. Mai un animale si troverà a uccidere un altro animale. Tutti gli animali sono uguali e fratelli in diritti...”


Poco a poco però i maiali, all’inizio 'avanguardia  e guida della classe operaia', prendono il sopravvento  e la società giusta degli uguali torna ad essere una società basata sull’arroganza, la prevaricazione, l’ineguaglianza, lo sfruttamento. Al comandamento primo e fondamentale della Fattoria che dettava  “Tutti gli animali sono uguali”, viene aggiunto un rigo di correzione, “… ma alcuni sono più uguali degli altri.”


La corruzione di quella prima idea di socialismo, la purezza in cui anche Orwell aveva creduto, si piega all’orrore staliniano e ce ne mostra l’esito sconsolato. I maiali possono alla fine accordarsi con quegli uomini che avevano combattuto e, alla fine, non si riesce più a distinguere il volto degli uni e degli altri.


"George aveva finito il suo racconto e l’ora si era fatta tarda. Ci alzammo dalle nostre poltrone, al tepore del caminetto, salutammo e prendemmo silenziosi la via di casa. La notte era scesa nebbiosa, rischiarata appena dalla luce di lampioni fiochi. George, al solito, non aveva commentato la sua storia e si era guardato bene dall’indicarci una morale, se mai una ce n’era. Eppure, mentre in silenzio camminavamo per le vie deserte della città, con il solo rumore dei nostri passi, esitavamo a gettare un occhio verso le vetrine deserte dei negozi. Avremmo visto specchiata la nostra faccia o la faccia di un maiale? O non saremmo riusciti più nemmeno noi, come gli animali, a distinguere?"


Maiali, La Fattoria degli animali raccontata da George Orwell ad Andrea Rauch, 
La Biblioteca Junior, 2005, euro 16,00

giovedì 24 gennaio 2013

Giorni della Memoria 2002-2013

27 gennaio 2002

Il testo dell'articolo 1 della legge italiana, 20 luglio 2000, numero 211, definisce così le finalità del Giorno della Memoria:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

La Regione Toscana ricorda questa data, solennemente, dal 2002, con incontri, dibattiti  e iniziative nelle sedi dei Comuni, nelle scuole, nelle biblioteche, in tutte le sedi della democrazia partecipata.
Il nostro studio ha curato la progettazione dei manifesti e della comunicazione delle iniziative regionali dall'inizio, nel 2002, fino al 2012, quando la collaborazione con la Regione si è interrotta. Più di dieci anni in cui abbiamo ripercorso insieme, le immagini e i simboli di quell'immane tragedia cercando di mantener viva la memoria affinché, come recita il secondo articolo della legge "simili eventi non possano più accadere."


27 gennaio 2003

27 gennaio 2003

27 gennaio 2004

27 gennaio 2005

27 gennaio 2006


27 gennaio 2007


27 gennaio 2008

27 gennaio 2009

27 gennaio 2009

27 gennaio 2010

27 gennaio 2011

27 gennaio 2012