domenica 13 gennaio 2013

Maestri. 39. Giancarlo Iliprandi


Mitologia 2, 1967

Giancarlo Iliprandi, nato nel 1925 a Milano, è uno dei maggiori grafici italiani. Nel 1961 si iscrive all’ADI (Associazione per il Disegno Industriale), di cui poi diventerà presidente, ed insegna alla Società Umanitaria. Nel 1967 entra a far parte del gruppo dei grafici milanesi che lavorano per la Fonderia Nebiolo e, in seguito, per la Honeywell Information Systems Italia. Attualmente, dopo aver insegnato alla Scuola Superiore di Pubblicità, all’Isia di Urbino, all’Istituto Europeo di Design, è professore incaricato presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano, che nell’anno 2003 gli ha conferito una Laurea Honoris Causa in disegno industriale.



Impegno e disimpegno

Giancarlo Iliprandi chiama una parte del suo lavoro professione e una parte, certo non la più irrilevante, disimpegno. Con un atto di orgoglio, naturalmente, perchè Giancarlo sa bene che quel disimpegno proprio disimpegnato non è; lambisce e invade l’altro campo, quello serio, della professione. Iliprandi è sempre stato in trincea, non si è mai fermato nei paradisi delle anime belle progettuali. Certo, è stato sistematico tra i sistematici, milanese tra i milanesi, designer tra i designers, impegnato che più non si può nella professione, con i suoi limiti, le sue grandezze e i suoi compromessi, ma non si è certo fermato qui. Una natura progettuale attenta che lo ha portato, tra l’altro, alla sperimentazione artistica (le serigrafie) e alla grafica di pubblica utilità (quando non se ne parlava proprio, o perlomeno, se ne parlava pochissimo).

Copertine per Serigrafia, 1990/91


Quando, con un pizzico di civetteria, Giancarlo Iliprandi ci parla di disimpegno, lo fa proprio mettendo a fuoco questo concetto, per lui essenziale: la professione stessa, con le sue sfaccettature quotidiane, è l’impegno (quello con la I maiuscola!) e il resto dell’attività è in qualche misura sovrastrutturale, se non superfluo.
Però da aggiungere, e questo Iliprandi lo sa assai bene, che tutto, per un designer di tale livello, è professione, che non esistono campi di azione residuali, e che quindi l’impegno è quotidiano e costante. Impegno nella progettazione, scorrendo la biografia professionale del nostro, impegno all’interno delle
associazioni di grafica e di design, impegno nella società civile. Di più: nell’opera di Iliprandi si può leggere uno spaccato importante della storia e cronaca del novecento, di cui Giancarlo è stato testimone e attore; ogni progetto va a occupare il suo spazio storico ideale, ognuno ci dice di una necessità
espressiva e intellettuale, ognuno risponde alla domanda fondamentale per ogni progettista; perché?

Copertina per Serigrafia, 1990/91

Iliprandi non riduce, infatti, la sua esperienza ad una elencazione arida e autoreferenziale del come si produce grafica, né ci sottopone una lista di clienti illustri e di occasioni visibilmente gratificanti. Ci fa penetrare nelle sue epoche di intervento progettuale e ci spiega di quale storia e storie ogni progetto sia stato espressione necessaria. Ci racconta il perché delle cose e chiama anche noi a testimoniare.

Copertina di Popular Photography Italiana, 1969

Mi si consentirà un ricordo personale. Il primo numero di Popular Photography Italiana che comprai, nell’ottobre del 1969, aveva in copertina una foto drammatica, di Leonard Freed salvo il vero, un volto in bianco nero che urlava disperazione, dolore, protesta. L’interno della rivista era modulato con un’impaginazione ordinata e razionale ma al tempo stesso liberamente creativa. Bellissima. Vi si sentiva l’influenza del Twen di Willy Fleckhaus, forse la lezione di impaginazione più libera, elegante e intelligente di quegli anni. Fu come la folgorazione di Saulo/Paolo sulla via di Damasco (si parva licet...). Mi innamorai all’istante di quella grafica e il nome di quell’autore, che allora non avevo mai sentito nominare, mi divenne familiare e caro. Lo ritrovai poi continuamente, quel nome, in tutte le iniziative più serie e importanti della grafica di quegli anni, dai manifesti per il controllo delle nascite a quelli per la difesa dell’ambiente.

Manifesto per la limitazione delle nascite, 1967

Manifesto ambientale, 1970

Proprio per questo Iliprandi è una delle figure fondamentali di quella scuola milanese della grafica che coniugava con naturalezza, nella propria opera, etica e comunicazione, cultura e imprenditorialità. Per quei milanesi la commercial art, la comunicazione di prodotto, come vogliamo chiamarla, era comunicazione e grafica anche, e forse soprattutto, d’impegno civile. Parlava di merci e di servizi ma anche di idee, di produzione ma anche di etica e di convivere civile. Disimpegno?, avrebbe detto Totò; “... ma mi faccia il piacere, signor Iliprandi!


Tra Milano e Sahara

C’è da stupirsi considerando che questo grande maestro del graphic design (di cui si conosceva solo uno sconfinamento nel mondo dell’illustrazione, per un albo, Iris Colombo, edito nella collana einaudiana Tantibambini, 1972, e riproposto nel 2009 da Corraini) si sia avvicinato e concesso appieno al disegno solo recentemente, accostando l’amore per la grafica a quello per i viaggi.

Ma in fondo anche Iris Colombo è il resoconto di un viaggio: quello attraverso i colori che portano all'arcobaleno.



Tre tavole da Iris Colombo, Einaudi, 1972, Corraini, 2009



Il vecchio/giovane Iliprandi parte oggi per il Sahara, o per chi sa dove, e ritorna con il taccuino pieno di note, schizzi, segni che poi rielabora e trasforma in preziosi, fantastici, acquarelli. Cahiers de voyage, dunque, che mostra agli amici, pubblica in aurei libretti, espone nelle convention, in tutto il mondo, dedicate ai report disegnati.


Giancarlo Iliprandi, Viaggio in Sahara, Nuages, 2008



I disegni di Iliprandi sono quindi appunti di viaggio che diventano mostra, taccuini rielaborati in studio, documentazione che si trasforma in opera ma che mantengono l’immediatezza e la freschezza del colpo d’occhio iniziale, istantanee di cammelli, paesaggi, uomini e donne del deserto quasi in posa davanti alla matita dell’artista. Volti, costumi, pose, colori, macchie. Il Sahara di Giancarlo Iliprandi, viaggiatore instancabile e attento, è in questo rapporto continuo tra esperienza e rielaborazione dell’esperienza, tra impressione e riflessione, tra schizzo e disegno.



Disegni e appunti presi dapprima, lo ha scritto molte volte Iliprandi stesso, per ricordare momenti, per aiutare nuovi viaggiatori (“Potevano diventare utili per un qualsiasi amico…”), per fissare nella memoria aspetti e momenti che non devono essere dimenticati e che poi, nella riflessione necessaria, diventano elaborazione di arte e di progetto.
Lo sguardo del lettore attento potrà certo vedere alcune astuzie ‘in studio’ nei disegni sahariani di Giancarlo, ma è sicuramente meglio lasciarsi incantare dalla meraviglia e goderne con occhio partecipato e ingenuo.



Testi rielaborati da: Andrea RauchIl mondo come Design e rappresentazione, Usher arte, 2009, e Socialdesignzine, 2008.
I libri di Grafica e Illustrazione di Giancarlo Iliprandi sono pubblicati in Italia da Corraini e Nuages.

4 commenti:

  1. daniela vergottini17 gennaio 2013 03:28

    fantastico è l'aggettivo che si attaglia meglio alla persona di Giancarlo.....è un onore essergli amico

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  2. Bruno Vergottini17 gennaio 2013 04:06

    Per rappresentare Leonardo è stata scelta Monna Lisa .
    Se dovessi scegliere un disegno di Giancarlo non saprei quale scegliere.per me ogni suo segno è una Monna Lisa ,
    Sono felice d essere nato per aver avuto dalla vita la grazia di aver diviso con Lui i momenti più belli esaltanti e deliranti ,grazie ancora e sempre GIAN,
    tuo Bruno

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  3. Conosco il professor Iliprandi in maniera sicuramente più lieve e leggera rispetto ai commentatori che vedo qui sopra. Posso assicurare però che ogni volta che mi sono recato nel suo studio di Milano e ho parlato con lui ne sono sempre uscito arricchito e più attento a quanto mi circonda. La passione che lo anima permea ogni angolo, ogni foglio ogni statuetta o schizzo o disegno che riempiono fino all'inverosimile ogni spazio... e il mio sguardo vaga da uno all'altro, insieme alla mia immaginazione che si scopre a vagare. Sono veramente felice di aver avuto la possibilità di conoscerlo. Beppe Bonacina

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  4. Giuliano Molineri 20
    Ili, da sommo grafico quale sei, fai lo zoom sulla parola "solitudine": ci troverai un pulviscolo di pixel di diverso colore e intensità, fatto di volti di amici che ti stimano, ti ricordano e ti abbracciano.
    Giuliano Molineri

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