domenica 26 giugno 2011

Illustrazione e grafica nell’editoria per l’infanzia


Leo Lionni: Piccolo blu e piccolo giallo

Nella preparazione di un libro per l’infanzia, la grafica ci appare subito come una sorella minore, un terzo incomodo rispetto ai due attori principali che sono, abbastanza ovviamente, il testo e le immagini. Della grafica di un libro a volte ci si accorge solo se è brutta, se cioè, per evidenti motivi di disequilibrio, costituisce un ostacolo alla comprensione del ‘testo’ e al godimento delle ‘immagini’.
In questo la frase di Stanley Morison (che con Victor Lardent guidò l'equipe di type designers che portò alla progettazione del carattere di stampa forse più universalmente noto, il Times), è ancora in larga parte condivisibile: “Qualunque sia l’intenzione, ogni disposizione tipografica che si frapponga tra l’autore e il lettore è sbagliata...”

Ne deriverebbe quindi che la grafica offre alle sorelle ‘maggiori’, testo e illustrazione, il supporto essenziale alla loro piena comprensione e rinuncia ad un suo codice autonomo, ad una propria personalità. E se spesso è così, e un ‘buon libro’ è in genere supportato da un progetto grafico ‘sobrio’, ‘non invadente’ e in grado di facilitare la lettura, questo non è un diktat assoluto e a volte la grafica assume un ruolo autonomo, personale, creativo, e diventa coprotagonista a tutti gli effetti. Salta, per dire, in primo piano e non si può gustare appieno il libro se prescindiamo dalla forma progettuale in cui ci viene presentato.

Diamo per assodato tutto questo e cerchiamo di analizzare meglio quale sia il ruolo della grafica che, anche questo è ovvio, dovrà sempre fornire un supporto tecnico adeguato alla produzione del libro, pena il disastro. Faranno quindi parte della zona progettuale elementi fondanti quali la scelta della carta e del formato, la confezione, l’uso del carattere, l’accuratezza della selezione cromatica delle immagini. E poi, scendendo sempre più in dettaglio, tutti gli elementi dell’impaginazione, dal ritmo della messa in pagina, alla scelta dei margini, e a quella del corpo, interlinea e giustezza del carattere.

Abbiamo parlato di sorelle maggiori e minori, ma sempre di sorelle si tratta, e se quindi viene abbastanza naturale assegnare questa primazia al testo e all’immagine non ci sarà chi non capisce che, anche se il testo viene stampato in un ripugnante Mistral su carta igienica, avrà pur sempre le stimmate della sua stesura originale ma, nel caso appena citato, la sua lettura e godibilità ci sarà diventata così ostica da impedirne  quasi ogni accesso. Se poi le illustrazioni non sono adeguate (Troppo brutte? Incomprensibili? Dilettantesche?) il risultato sarà anch’esso deludente, a prescindere da come verranno impaginate e stampate e a quale testo si riferiscano. Per non dire quando il testo è sciatto, mal concepito e peggio redatto: non ci sono altri elementi che possano salvare il prodotto.
Per arrivare all’affermazione generalissima che testo, immagini e grafica devono correre in sintonia (da brave sorelline!) il passo è, allora, davvero molto breve.

Maurice Sendak (Harper & Row)
Qualche esempio, rimanendo sempre nel campo dell’illustrazione per l’infanzia.

I grandi libri (Where the wild Things are, In the Night Kitchen…) di Maurice Sendak, negli anni ’60 e ’70, si basano essenzialmente sui rapporti tra testo e illustrazione. Alla grafica spettava il compito di non sciupare questa armonia. Il grafico editoriale (anonimo) restava quindi in disparte e, per questi libri, si limitava a impaginare il testo ‘solo’ come servizio indispensabile. Ma nel caso delle Fiabe dei fratelli Grimm, sempre illustrate da Maurice Sendak, il progetto editoriale di Diogenes Verlag ha una fortissima personalità ‘tradizionale’, giocata tutta sulla bellezza e congruità del carattere usato, sul corpo, la giustezza, l’interlinea, sulla carta usata, sui margini della pagina, sulla gabbia di impaginazione. In questo caso il postulato di Morison è non solo rispettato ma esaltato. La grafica è talmente bella che pare non esserci proprio e l'oggetto-libro appare formalmente perfetto, equilibratissimo.

Leo Lionni (Pantheon Books)
Non sono diversi da quest’ultimo, anche se forse più ‘consapevoli’ i progetti editoriali di Leo Lionni. La sua provenienza dalla grafica attiva ('molto' attiva diremmo essendo Lionni uno dei padri nobili della grafica americana), lo portava a riflettere sulla pagina e a rispettare, in ogni suo libro, un proprio ‘codice’ di sobrietà e eleganza di proposta. Libri sempre composti da quattordici aperture di pagina, carattere graziato (Century Schoolbook, perlopiù), giustezze mai eccessivamente spinte. Ma anche parole semplici, frasi concise, concetti chiaramente espressi e facilmente comprensibili. E, vorremmo aggiungere, storie di forte sostanza ‘etica’. Un caso questo, proprio per la singolare personalità di Leo, in cui il testo, le immagini, la grafica, tutte di mano del medesimo soggetto, concorrono in maniera perfetta al risultato finale, senza né sbilanciamenti né, tantomeno, cadute di tensioni.

Bruno Munari (Emme edizioni)
Diversissimo il caso di Bruno Munari, grafico sperimentatore. Per lui la pagina è sopratutto un dialogo con il design, un modo per testare la potenzialità della carta, della tipografia, per certificare come ogni oggetto, nella sua realtà, possa essere o diventare figura, illustrazione, storia. Va da sé che il ‘metodo Munari’ ha dato il via ad una vera e propria ‘scuola’ ma difficilmente può essere dispiegato a pieno senza la fantasia editoriale, didattica e fantastica del maestro. La fortuna critica di cui ha sempre goduto Munari (rinverdita adesso dalla ri-pubblicazione quasi completa delle opere che ne va facendo Corraini) non si è però  quasi mai tradotta in un vero e proprio 'successo' editoriale. I suoi libri sono sempre rimasti prodotti d’elite e anche le sue più fortunate esperienze di diffusione e vendita sono comunque situate abbastanza vicino al ‘limbo’ della sperimentazione autoriale. Significativamente esemplare, a questo proposito, l’aneddoto di una piccola polemica con Leo Lionni a cui Munari segnalava il fatto, all’uscita di Piccolo Blu e Piccolo Giallo, che lui, i libri illeggibili, li aveva progettati molti anni prima. “Si, rispondeva Leo, ma i miei, di libri, si leggono anche!

Bruno Munari (Einaudi)
I grafici che si sono interessati di editoria per l’infanzia sono stati comunque molti, chi più chi meno occasionalmente. Possiamo ricordare qui Pino Tovaglia, Enzo e Iela Mari, Giancarlo Iliprandi, Seymour Chwast e Milton Glaser, Heinz Edelmann. Alcuni di essi (Tovaglia, Iliprandi...) si avvicinano all’esperienza del libro per l’infanzia tramite la progettualità editoriale di Bruno Munari e la sua benemerita collana einaudiana Tantibambini che, negli anni settanta, offrì una palestra unica alla ‘cultura del progetto’ italiana. Altri, Chwast e Glaser, intendono l’illustrazione e la grafica, e a volte la scrittura del libro, come la naturale conclusione di quel complesso progetto creativo che aveva dato origine ai primi Push Pin Studios.

Nel panorama attuale comunque si possono ricordare, a titolo esemplare ma significativo, Fausta Orecchio e Simone Tonucci (Orecchio Acerbo) e Guido Scarabottolo (Topi Pittori).

Fabian Negrin (Orecchio Acerbo)
Orecchio Acerbo  opera su tutto lo spettro delle componenti del libro. Testi curatissimi, immagini non piattamente tradizionali, autori accreditati. Ma non solo, perché la provenienza della casa editrice dalla costola di uno studio di graphic design, porta Orecchio Acerbo ad evidenziare in modo cospicuo tutte le parti di impostazione tecnico-editoriale del prodotto, dalla scelta dei font alle impaginazioni dinamiche, dalla definizione della carta alla raffinatezza disinvolta delle legature.

Guido Scarabottolo è più facile considerarlo illustratore che non grafico. Ma è un illustratore della razza di quelli che, in anni recenti, hanno lavorato tanto per l’editoria e che hanno unito alla bontà delle loro illustrazioni, la bontà dei loro progetti grafici (parliamo di Paolo Guidotti o di Ferenc Pinter naturalmente, oppure di John Alcorn che venne, in anni ormai lontani, 1970-76, a ‘sciacquare in Arno’ i panni dei Push Pin Studios e produsse, per Rizzoli, più di 1500 copertine in sei anni).

Guido Scarabottolo (Topipittori)
Guido disegna e impagina i suoi disegni. Ha un mondo rarefatto e autoreferenziale, sobrio e silenzioso. Le sue figurette si aggirano in universi di senso difficili da decifrare, dai cromatismi forti e decisi, alla ricerca di un ‘luogo comune’ che superi i disagi ambientali del dover raggiungere gli ‘astra’ passando per gli inevitabili ‘aspera’. Per i Topipittori Guido continua l’esperienza felicissima dei Libri a naso che ha disegnato per anni con la sua alter ego letteraria Giovanna Zoboli. Due libri illustrati e progettati (Di notte sulla strada di casa, Due Scimmie in cucina) dove il testo e il disegno del carattere diventano illustrazione e concorrono, in maniera sobria ma personalissima, a dare carattere e personalità ai volumi. Oppure come nel Lupo e la Bambina, quando il Guido Scarabottolo ‘grafico’ mette in pagina i disegni di Chiara Carrer ‘arretrando’ il suo ruolo ad una progettazione “che non si vede perché è bella…” e che costituisce uno degli approdi più alti, al momento, della editoria italiana per l’infanzia.


7 commenti:

  1. Splendida lezione, a quanti orecchi avrà diritto?

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  2. E chi lo sa?! Si spererebbe a molti...

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  3. concordo, bellissimo post, perso al momento della sua uscita, ma così interessante da rileggere, ora che è estate, che lo giro anche al mio blog. grazie

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  4. issimo post, complimenti!Anche se letto in ritardo!
    Mi interesserebbe sapere se per caso hai analizzato anche il rapporto tra grafica e illustrazione uscendo dall'ambito editoriale, ad esempio nella comunicazione pubblicitaria (visto che ormai l'illustrazione ha un ruolo sempre più decisivo e differenziante!)
    Mi piacerebbe molto leggere un tuo intervento in questo senso!
    Grazie

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  5. Non specificatamente. In genere ci occupiamo (non solo su questo blog) di grafica, con particolare attenzione per quei designers che non si limitano a progettare ma disegnano anche. Quindi, ad esempio, Glaser, Chwast, Lionni, Edelmann ecc.
    Puoi vedere, se non l'hai già fatto, i post sui Maestri oppure i libri di Andrea Rauch 'Il mondo come design e rappresentazione, Usher Arte, 2009, o 'Graphic Design' (forse esaurito), Mondadori 2006.
    Buono comunque il suggerimento per un post specifico.

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  6. Grazie mille, approfondirò i nomi che mi hai segnalato!

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