giovedì 24 marzo 2011

La testa sotto la sabbia


Roberto Denti
Di Parma in questi giorni si sta parlando molto, sopratutto per le vicende finanziarie legate alla Parmalat. Fa quindi quasi sorridere che, durante il Festival Minimondi, conclusosi la scorsa settimana, si sia montato uno 'scandalo' cittadino riguardo ad alcuni dei contenuti di un romanzo di Roberto Denti, “Fra noi due il silenzio”, edito da Salani. Romanzo per adolescenti, dove si parla, udite, udite, nientemeno che di masturbazione, aborto e incesto. 

Da dire che il contenuto del libro è tutt'altro, ma tant'è. Secondo la falsariga di molto giornalismo nostrano, secondo le prudérie di alcuni settori del paese (dove peraltro si attiva il Parlamento della Repubblica in difesa del diritto di Bunga Bunga!) la masturbazione è ancora quel peccato raccontato dai nostri vecchi parroci di campagna per cui, a praticarla, si finiva per diventare ciechi. Per fortuna de minimis non curat praetor e i ragazzi sapranno ben distinguere le intenzioni e le parole che le sostengono. Nascondere la testa sotto la sabbia è legittimo, come ci dice Francesca Capelli nel commento che segue, ma va anche ricordato che quando qualcuno indica la luna ci sarà sempre qualche imbecille che guarderà il dito.


Uno scandalo di provincia 
Francesca Capelli
 

Alcuni anni fa mi trovavo in Argentina, a Córdoba, e visitai un centro di documentazione sugli anni della dittatura, alla ricerca di alcune informazioni per un romanzo che stavo scrivendo. Tra il 1976 e il 1983, molti libri furono messi all’indice dalla giunta militare che governava il paese: opere di scrittori di sinistra, ma anche i fumetti di Quino e addirittura la Bibbia Latinoamericana, considerata troppo vicina alla Teologia della liberazione. Mi stupii di trovare nell’elenco delle pubblicazioni proibite anche vari libri per bambini, tra qui i racconti della scrittrice Elsa Bornemann, dedicati a temi come amicizia, libertà, solidarietà e giustizia. La motivazione per la scelta di vietare la circolazione di tali testi suonava più o meno così: “Per aver dato spazio alla fantasia sconfinata, per aver tentato di sovvertire l’ordine sociale e le regole dell’organizzazione del lavoro”. Pensai che, sì, sarebbe bello se i libri per bambini fossero in grado di fare tutto questo.

Dimenticai l’episodio, fino ad alcuni giorni fa. Non ero più a Córdoba, una delle città tuttora più conservatrici dell’Argentina, ma a Parma, per presentare due miei libri al festival Minimondi. Qui mi sono trovata coinvolta mio malgrado in uno “scandalo” – peraltro montato ad arte – legato a un romanzo per ragazzi: “Fra noi due il silenzio” di Roberto Denti (Salani). Chiunque si occupa di letteratura per l’infanzia e l’adolescenza conosce Roberto Denti, sia come scrittore, sia come fondatore (con la moglie Gianna, nel 1972, a Milano) della prima libreria in Italia specializzata per ragazzi. Una persona che non ha bisogno di presentazioni, insomma, punto di riferimento per scrittori giovani e non, editori, illustratori, altri librai.

Il romanzo racconta la storia, non a lieto fine, di un amore tra una giovane rom e un ragazzo gagé, una relazione contrastata da entrambe le famiglie. Ben venga, una storia così, in un paese dove i bambini rom muoiono nei campi per l’incendio di una stufetta o le famiglie vengono sgomberate e deportate in modo arbitrario, anche quando i figli vanno a scuola e sono bene integrati.
Questi i fatti: il libro viene proposto, insieme ad altri, a una quinta elementare, una maestra lo trova inadatto per temi e linguaggio, la voce si sparge. La Gazzetta di Parma esce con un articolo che descrive il romanzo di Denti come “il libro che parla di masturbazione, aborto e incesto”.
Ora, alla masturbazione (peraltro vocabolo della lingua italiana) si accenna in poche righe in un paio di punti, in modo estremamente delicato e senza soffermarsi in particolari. Di incesto non si parla proprio (se non nei termini di un’attrazione che la protagonista esercita suo malgrado sul fratello maggiore, che sfocia in pressioni insistenti e in una gelosia sorda, ma mai in una violenza o in un rapporto consenziente). E nemmeno di aborto si parla nel testo. Si parla semmai di una ragazza che “muore di aborto” (clandestino), ma soprattutto muore di solitudine, indifferenza, disperazione.

È giusto proporre ai bambini di 10-11 anni libri di questo tipo? Per me la risposta è sì. Soprattutto in considerazione delle cose che alla stessa età vedono in tv, con immagini prive di quella mediazione simbolica che invece è consentita dalla pagina scritta. La mia risposta è sì anche in considerazione degli episodi di cronaca che ci raccontano di stupri di ragazzine da parte del branco, di vessazioni a cui sono sottoposti gli adolescenti sospettati di essere gay, di violenze in famiglia. Detto questo, se un insegnante ritiene di non essere in grado di gestire tali contenuti in classe (per i motivi più diversi), fa bene a scegliere un altro libro per la lettura e la presentazione da parte dell’autore.
Ma di un romanzo come quello di Denti sarebbe opportuno che i giornali e le scuole parlassero. Non per lo scandalo, ma per il motivo opposto. Perché finalmente sarebbe una buona occasione per discutere con gli adolescenti di sentimenti, di relazioni con l’altro, di una sessualità non mercificata, della paura di essere diversi e del sollievo di scoprirsi normali. Peccato, un’occasione sprecata.

5 commenti:

  1. Solidarietà fortissima all'amico Roberto Denti! Sono sempre stata convinta che sia un gran bene parlare ai bambini di tutte le cose che accadono, poiché loro sono i primi a saperle. Tutto sta nel trovare le parole adatte e sono certa che Roberto le abbia trovate, corro subito ad acquistare il suo libro. Importante che le maestre scelgano, leggendo, cosa va bene per i ragazzi della propria classe. Altrettanto importante che tali scelte non siano diffuse in modo sbagliato sfociando nella censura. Di questi tempi purtroppo si ha molta paura delle parole...

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  2. Vero, Arianna. Si ha sempre paura delle parole oppure, come avrebbe detto Fabrizio De André, la gente dà buoni consigli se non può dare il cattivo esempio. Non c'è comunque da preoccuparsi! In quest'Italia di oggi di cattivi esempi ne abbiamo fin troppi. Ed è superfluo aggiungere che i cattivi esempi non vengono certo da persone dello spessore morale di Roberto Denti.

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  3. Non posso che essere d'accordo con le vostre parole.

    Ero a Parma, al Festival di Minimondi, quando ho letto con grande stupore e imbarazzo l'articolo che gridava allo scandalo, sul libro di Roberto Denti.

    Tutti conosciamo quando è importante il lavoro che ha svolto in tutti questi anni, con quanto impegno e dedizione ha trasmetto pensieri e conoscenza a intere generazioni di ragazzi.
    Forse il giovane cronista non ha avuto la fortuna di incontrare personaggi di questo spessore, negli anni in cui si formava .
    Le parole fanno paura...
    sopratutto quelle che dicono "con la cultura non si mangia"...

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  4. Grazie Francesca e grazie Brunella e grazie a tutti quelli che hanno voluto esprimere un parere su quello che è accaduto a Parma nei giorni scorsi. Ci dicono che cose analoghe siano capitate e capitano anche in altri luoghi.
    Ci vediamo a Bologna, il Libro "inquisito" di Roberto Denti verrà presentato martedì da Antonio Faeti in Fiera chissà se nascerà un "vivace" dibattito che stimoli la riflessione!!!
    Minimondi

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  5. Antonio Ferrara25 marzo 2011 14:07

    E' ben triste che ancora oggi Roberto, che a vent'anni già liberava Firenze da partigiano (e per questo la città gli conferiva la cittadinanza onoraria), si trovi suo malgrado ancora oggi a essere avanguardia solo perchè parla ai bambini della realtà. Rodari diceva che ai bambini si può e si deve parlare di tutto quanto gli adulti si dicono tra loro. E' solo questione di tono, diceva il grande Gianni. Sei in buona compagnia, lo sai bene, Roberto.

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