domenica 10 febbraio 2013

Illustrazione d'antan. 11. Vittorio Accornero


H. C. Andersen, Il brutto Anatroccolo, Quaranta novelle, Hoepli, 1952

Vittorio Accornero de Testa nacque nel 1896 a Casale Monferrato e svolse un’attività intensa di pittore e illustratore. Fu inoltre scenografo e costumista. Nel 1981 avemmo la fortuna di conoscerlo, lui già molto anziano, in occasione della grande mostra Pinocchio e la sua immagine, che inaugurò, a Firenze, le celebrazioni per il centenario della scrittura del capolavoro di Collodi. Vittorio Accornero sarebbe morto di lì a poco, nel 1982.

GrimmIl drago sette testeNuove novelle, Hoepli, 1950

GrimmIl forte GiovanniNuove novelle, Hoepli, 1950

La sua formazione di scenografo non è un elemento soltanto biografico. In tutta la sua opera di illustratore (disegnò per Hoepli, per quei grandi libri in tela azzurra che ancora si trovano nella grande libreria milanese, tra l’altro, le favole di Perrault, di Andersen, dei Fratelli Grimm, oltre al già citato Pinocchio, per l’editore Mursia, 1964, che resta forse il suo capolavoro),  la dimensione scenografica è l’aspetto più rilevante, negli esterni e negli interni.

Sia gli uni che gli altri sono ampi, ariosi, caratterizzati da vaste prospettive. Se gli esterni vedono i personaggi muoversi sullo sfondo di lontane catene di monti, di filari di alberi, di colline ora dolci ora improvisamente appuntite, sul cucuzzolo delle quali sta spesso appollaiato il ‘paesello’ di rigore, gli interni mostrano con evidenza l’abitudine a ricreare nello spazio, apparentemente ristretto ma talvolta anche sovrabbondante del palcoscenico, le situazioni più diverse.

GrimmLa guardiana d'oche della fonteNuove novelle, Hoepli, 1950

GrimmLo spirito nella bottigliaNuove novelle, Hoepli, 1950

GrimmSelvaggettaNuove novelle, Hoepli, 1950

Accornero mette al servizio di questa sensibilità scenografica un’acquarellatura lieve ed elegante, a cui va gran parte del merito del fascino che le sue tavole lasciano in chi le osserva. In particolare negli esterni diurni gli oggetti (case, tetti, campanili, cupoli, comignoli, banderuole, alberi) si stagliano netti in un’aria limpidissima; e altrettanto maestro Accornero è nei notturni, crepuscolari o illuminati da una luce lunare che mette ancor più in risalto i particolari.

GrimmLa lattuga asininaNuove novelle, Hoepli, 1950

Collodi, Le avventure di Pinocchio, Mursia, 1964

Meno felice è talvolta la caratterizzazione dei personaggi, e anche questo è coerente con l’attività di scenografo e costumista svolta dall’artista. I protagonisti delle storie si muovono tutti, infatti, come in uno scenario ripreso in campo lungo: difficilmente occupano lo spazio in modo invadente e si limitano, per lo più, a disporsi, disciplinati, sulla propria porzione di palcoscenico.

Collodi, Le avventure di Pinocchio, Mursia, 1964

Collodi, Le avventure di Pinocchio, Mursia, 1964

Naturalmente ci sono le eccezioni ed ecco allora Pinocchio che dialoga, in primo piano, anche se di spalle, con Gatto e Volpe, oppure che ascolta le proposte indecenti delle faine: ma sempre, anche in queste tavole che portano in primo piano i personaggi, l’interesse dell’artista è sopratutto rivolto alla scena e ai costumi della rappresentazione.

Collodi, Le avventure di Pinocchio, Mursia, 1964

Collodi, Le avventure di Pinocchio, Mursia, 1964

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