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martedì 22 gennaio 2013

Carpi: il Castello dei ragazzi



Il terremoto recente che ha devastato la provincia di Modena non ha risparmiato il Palazzo dei Pio di Carpi che ha dovuto chiudere, per gli inevitabili restauri, l'ala destra della struttura, dove è allocato, ad esempio, il Museo del deportato politico e razziale, aperto nel lontano 1973 ad opera di Ludovico di Belgioioso e Albe Steiner.

Viva e funzionante appieno, invece, l'ala sinistra del Palazzo che ospita il Castello dei ragazzi, che in sé assomma le funzioni di Teatro, Biblioteca per i ragazzi, Ludoteca.


Entriamo nel Castello e una gentilissima bibliotecaria, cui chiediamo se ci è permesso di dare un'occhiata, ci fa visitare gli spazi ("Perbacco, è una struttura pubblica..."). La prima interfaccia della Biblioteca Il Falco magico è stuzzicante: un teatrino disegnato da quel grande scenografo che è stato Emanuele Luzzati, che serve alle attività di animazione. Poi le grandi sale della biblioteca, affollate di bambini e ragazzi, tutti presi da un proprio percorso di lettura.

Biblioteca Il falco magico, scenografia di Emanuele Luzzati

Biblioteca Il falco magico, scenografia di Emanuele Luzzati

Biblioteca Il falco magico

Biblioteca Il falco magico

L'apertura della Biblioteca, nel Palazzo dei Pio, risale al 2002. Più recente la realizzazione del Teatro della luce, con uno spettacolare impianto grafico e scenografico che si deve a Gianni De Conno e la progettazione teatrale del Teatro Gioco Vita, una delle compagnie di Teatro d'Ombre più famose del mondo.

Teatro della luce, scenografia di Gianni De Conno

L'offerta delle attività del Castello è ampia, abbondante e succulenta, l'attenzione verso i giovanissimi utenti puntuale e attenta. Si ha un senso di soddisfatta sazietà, quasi si fosse gustato un ripieno di quella terra, sostanzioso e speziato, condito con ragù e parmigiano.

giovedì 29 settembre 2011

Quarant'anni di Teatro, di Gioco, di Vita

Emanuele Luzzati, Odissea, 1984
Le esperienze della 'figura', fondamentali per la maturazione visiva di un teatro sperimentale diverso da quello degli ‘stabili’, sono conosciute e frequentate quasi solo da bambini, maestre, appassionati, addetti ai lavori. Pressoché sconosciute ad un pubblico diffuso.

Emanuele Luzzati, Odissea, 1984
 Di particolare importanza nel settore (vuoi per durata nel tempo, vuoi per continuità di intenti, vuoi per qualità di elaborazione) l’esperienza di Teatro Gioco Vita che, partito nel 1971 come gruppo di ‘animazione teatrale’, con una forte caratterizzazione pedagogica e, perché no, politica (sono mitici, nel ricordo di quella pedagogia, i libri che Franco Passatore, Silvio Destefanis e Ave Fontana andarono compilando in quegli anni: un titolo per tutti , “Io ero l’albero, tu il cavallo”), è andato via via puntualizzando la sua proposta nel particolarissimo genere del ‘teatro d’ombra’, indagato in ogni sua piega e sfumatura, al di qua e al di là della tradizione orientale.



Andrea Rauch, Il castello della perseveranza, 1985


Andrea Rauch, Peter tra il Qua e il Là, 1993
Quelli di Teatro Gioco Vita, sempre coordinati da Diego Maj, leader e anima storica del gruppo e allestiti, per la parte concettuale e metodologica da Fabrizio Montecchi (che di moltissimi cura anche la regia e l’apparato scenico), sono spettacoli di gran fascino, stupefacenti e mirabolanti. Contengono tutta la sapienza e la magia degli ‘effetti speciali’ fatti con un suono, una luce, una candela, un’ombra su teli che si muovono, ballano, ondeggiano, diventano mare, cielo, azione. Naturalmente è difficile, con poche parole, riandare al nocciolo di un’esperienza quarantennale che è passata, via via sperimentando, dalla sagoma nera al colore, dall’oggetto al corpo, dal telo fisso ai teli mobili.

Il gruppo, mantenendo salda l’impostazione di fondo, si è sempre aperto a collaborazioni grafiche, registiche, musicali, teatrali in senso generale, che potessero apportare linfa nuova su un corpo ben piantato. Così nel corso del tempo gli spettacoli di Gioco Vita hanno visto le collaborazioni di Leo Lionni, Enrico Baj, Graziano Pompili, Tonino Conte, Egisto Marcucci, Paolo Poli, Andrea Rauch, Tino Schirinzi, Nicola Piovani, Ivano Fossati, Oscar Prudente, Nicola Lusuardi, Piero Formentini. Fino a giungere, punto di vertice ma anche di partenza per l’esperienza figurale, a Lele Luzzati, che preparò molti degli spettacoli più belli e famosi e a Nicoletta Garioni che oggi costituisce, nel disegno e nella costruzione delle sagome, l’anima pittorica ed emotiva del Teatro, capace di solidissima autonomia creativa ma anche soavemente disponibile a dar mano ‘realizzativa’ agli artisti 'ospiti'.

Emanuele Luzzati, La boîte à joujoux, 1986

Leo Lionni, Pescetopococcodrillo, 1986

Nicoletta Garioni, Miracolo a Milano, 2002

Nicoletta, bravissima e giovane, costituisce, per Teatro Gioco Vita, una specie di ‘memoria al futuro’, quasi una vestale preziosa di una grande esperienza collettiva. La certezza della continuità. Dal 1971 ad oggi sono passati quarant’anni precisi (Dodicimilacinquecentoventi giorni, e più, come assicurava il titolo del librone autocelebrativo pubblicato un paio di anni fa da Electa) ma si può essere sicuri che l’esperienza non si arresterà qui.

Enrico Baj, L'uccello di fuoco, 1994