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venerdì 26 aprile 2013

Soleador, tra arte e design




Non sempre l'incontro tra l'arte e il design è felice. I due, spesso, si guardano in cagnesco, o almeno con sospetto, tesi come sono, l'una e l'altro, ad affermare il proprio modo di essere, la creatività e la fantasia viscerale l'arte, e il rigore progettuale il design.
Quando però trovano il proprio punto di equilibrio, ecco che allora scocca la scintilla e la sintesi che si produce (non più solo arte, non più solo design) ha qualcosa di fascinoso, magico ed essenziale insieme. Quasi un ossimoro, vero?




Soleador, l'ossimoro di cui si parla, nasce, dall'incontro fra Vincenzo Amato, architetto-designer e Sophie Fatus, illustratrice scultrice, che cercano il loro punto di convergenza nel creare "oggetti d'uso e d'arte 'quotidiano' dal sapore dichiaratamente contemporaneo e mediterraneo".


Ma lasciamo la parola a Vincenzo e Sophie che presentano la loro attività comune in un sito internet elegante e raffinato: "Soleador propone un viaggio progettuale che parte da iconografie più prossime all’arte per arrivare al design, passando attraverso una serie di filtri regolatori che sono i princìpi fondanti tramite i quali vengono realizzati gli oggetti:


- semplicità ed essenzialità del segno

- percezione di leggerezza

- solarità e gusto mediterraneo

- immediatezza del messaggio

- costante ricerca nell’ambito dei materiali in un contesto artigianale 

il tutto espresso in chiave libera e contemporanea. Sculture da abbracciare, invadere ed usare superando l’inammissibilità."

mercoledì 18 aprile 2012

Cuccumeo per Sophie

Sophie Fatus
Una mostra di Sophie Fatus è sempre cordiale e allegra, tanto i suoi disegni e collages paiono muoversi sulla carta come posati da un vento primaverile. Fiori, foglie, tracce di colore, ma anche ritagli di carta di giornale, tutto modulato sempre nelle gamme dei pastello. Colori delicati, mai aggressivi, dove non si percepisce né tensione né dramma.

Sophie inaugura questa settimana (sabato 21 aprile, dalle ore 17) una mostra di sue opere alla libreria Cuccumeo di Firenze, in via Mayer 11, nel quartiere di Rifredi e, nell'occasione si potranno rivedere, tra le altre, le illustrazioni per il nostro Buongiorno oggi!, recente vincitore di un premio alla Mostra degli illustratori di Cento e che, al momento della sua uscita in libreria, avevamo presentato con i testi di due docenti di filosofia della Scuola normale superiore di Pisa, Alessandro Savorelli e Renzo Ragghianti.

Buongiorno oggi!, Prìncipi e Princípi 2011

Buongiorno oggi!, Prìncipi e Princípi 2011

Libro delicato, per bambini molto piccoli ma, come si può capire, tutt'altro che banale o consolatorio. Un discorso sullo scorrere del tempo, sull'unicità e il fascino di ogni momento della nostra vita, che doveva far, e ha fatto, riflettere.


Buongiorno oggi!, Prìncipi e Princípi 2011

Sophie Fatus la rivedremo presto perché per le nostre edizioni sta preparando un libriccino di cui si ipotizza la serialità: Mini Mia & Maxi Mum, con una bambina molto, molto piccola e una Tata gatta molto, molto grande. L'uscita è prevista per l'autunno e avremo tempo per riparlarne.

Mini Mia & Maxi Mum, Prìncipi e Princípi(in preparazione)

giovedì 12 aprile 2012

Arte, immagini e gioco in ospedale

Simone Frasca, Bruno lo zozzo e il maiale Giovanni



La progettazione architettonica, la grafica e il design del nuovo Ospedale pediatrico Meyer di Firenze (tra il 2002 e il 2007), e l’offerta sanitaria conseguente non vennero vissuti e esauriti solo in se stessi, ma, nell’idea dei progettisti e secondo la volontà della Fondazione dell’Ospedale, diretta fino al 2009 da Carlo Barburini, dovevano essere un centro di relazioni in cui le attività fantastiche, di apprendimento, crescita e gioco dei bambini, avessero una loro soddisfazione. La creazione, all’interno della struttura, di Ludoteche, spazi gioco e biblioteca, attività di laboratorio, workshop didattici e artistici rispondevano quindi ad una logica precisamente individuata. Si cercava cioè di non creare fratture tra la vita ‘normale’ del bambino e la sua condizione 'eccezionale’ di bambino malato. Ma tutto ciò è ben chiaro a chiunque conosca, anche superficialmente, l’attività passata e 'storica' dell’Ospedale Meyer.

Fabio De Poli, Vetrata

Fabio De Poli, Giovanni Pecchioli,  Vetrata e Giostra

Fabio De Poli, Vetrata

La costruzione della nuova struttura, abbiamo detto, consentì un significativo passo in avanti. Fu  possibile infatti ipotizzare una progettazione non episodica dello spazio; interventi organici e coordinati tra architettura, illustrazione, design con naturalmente un occhio sempre attento a quanto queste discipline potessero contribuire a garantire prestazioni più efficaci e cordiali. Una struttura sanitaria dedicata ai bambini e alle loro famiglie non può infatti limitarsi ad offrire cure mediche, ma deve tenere in gran conto anche gli aspetti psicologici e emotivi che la condizione di difficoltà genera.

Paolo Guidotti, l'albero nel giardino

Il ricovero, o comunque il contatto con l'ospedale, deve pertanto essere il più possibile rassicurante e pacato e perché tutto questo sia possibile è anche necessario che gli ambienti (tutti gli ambienti) non suggeriscano solo l’idea di un ‘luogo di dolore’ ma parlino al bambino anche un linguaggio a lui più consueto: quello, appunto, dell’immagine, della creatività, del gioco. Gli ambienti architettonici del nuovo Meyer, progettati dallo studio di architettura CSPE, suggerirono molte possibilità di intervento. Illustratori, scultori, pittori, fotografi, designers, contribuirono quindi, con uguale dignità e pregnanza, alla realizzazione del progetto.

Andrea Rauch, La scala per le nuvole

Andrea Rauch, La scala per le nuvole

Andrea Rauch, La scala per le nuvole

Si iniziò un percorso per arredare i singoli ambienti del nuovo ospedale (reparti di degenza, ma anche sale di attesa, sale mensa, servizi igienici, spazi collettivi, giardino ecc.) seguendo l’immaginario di artisti che declinarono la visualità del Meyer creando ‘racconti immaginari’ sui quali i piccoli ospiti dell’Ospedale potessero innestare una propria esperienza fantastica. Non un Luna-Park, comunque, ma un grande oggetto 'transizionale' che rendesse meno traumatico il ricovero e la frequentazione dell’ospedale.

Paolo Favi, La casa della Fatina

Sophie Fatus, Nel nome della pace

 Gli interventi, sotto il progetto generale Meyer Art, furono coordinati, fino al 2009, da Andrea Rauch e hanno visto operare Fabio De Poli (la 'grande vetrata', con oltre sessanta metri di luce sulla sala d’aspetto generale), Dario Bartolini (le 'costellazioni' nel vano terra-tetto), Andrea Rauch stesso (otto grandi tele ‘La scala per le nuvole’), Sophie Fatus (quattro sculture ‘Nel nome della pace’), Giovanni Pecchioli (le ceramiche delle ‘Giostre’), Paolo Guidotti (il ‘grande uccello’ in metallo smaltato per il giardino accanto alla serra-reception), Gianni Fanello (l’acquario con i ‘Pesci idraulici'). E inoltre, le quarantotto tele di Guido Scarabottolo per l’arredamento delle stanze degenza (variazioni sui temi ‘Terra Aria Cielo’), le grandi tele di Paolo Favi dedicate alle ‘case di Pinocchio’. Simone Frasca ha disegnato Bruno lo zozzo e Giovanni il maiale che, sulla Presa della pastiglia (con il certificato di Grande Coraggio tutt'ora dato ai bambini), e  nelle attività degli operatori della Ludoteca, sono ancora i testimonial delle attività dei bambini.

Guido Scarabottolo, Arredi per le stanze di degenza



Guido Scarabottolo, Aria

Guido Scarabottolo, Acqua

Guido Scarabottolo, Terra

Nella Ludoteca, negli spazi gioco disseminati ovunque nella struttura, i ‘giocattoloni’ e gli arredi di Gilberto Corretti, uno dei progettisti storici del gruppo Archizoom, e degli altri operatori del progetto Care Toys. “In un ospedale pediatrico – disse allora Corretti – il gioco è terapeutico. Tramite il gioco il bambino analizza i problemi con cui si scontra, elabora strategie per sminuire la proprie paure trasformando il gioco nello specchio della propria condizione psicologica e fisica. Il gioco è un fattore aggregante fra bambino, genitori e personale dell’ospedale. Il gioco aiuta a superare la barriera di silenzio e della serietà dell’ospedale, inteso come spazio mentale prima che fisico.”

Gilberto Corretti, Care Toys

venerdì 25 novembre 2011

Musica, Sophie!


Un asino, un cane, un gatto e un gallo fanno musica. Certo ci vuole un buon concertatore, per evitare stridori, e Sophie Fatus si è dimostrata un direttore d'orchestra coi fiocchi. Questi Musicanti di Brema che ha allestito per l'annuale edizione della Torre delle Favole, a Lumezzane, ci sembrano all'altezza della Biancaneve che, sempre Sophie, aveva preparato qualche anno fa nella stessa torre (la Torre Avogadro) e per la stessa manifestazione, e che, allora, avevamo considerato tra i più begli allestimenti per una favola che avessimo mai visto. Certo, nella capacità di Sophie di modulare lo spazio giocano molti fattori, tra cui, in primis, la sua maestria nel trattare i materiali e nello scolpire o sagomare le figure, il suo gran gusto per il colore e i materiali e poi, non ultimo, il fascino che la torre, con le sue scalette, i suoi muri rinforzati, le feritoie, i vari piani dello spazio, sanno ricreare.

Ci aspettiamo che uno di questi anni faccia la sua comparsa, dalle finestre della torre, una Rapunzel che lanci la sua treccia al principe che l'aspetta dabbasso. Sophie Fatus, ne siamo sicuri, saprebbe disegnarla meravigliosamente.









giovedì 10 novembre 2011

I musicanti di Sophie

Sophie Fatus ha uno spiccato gusto per la fiaba. Sarà forse per il suo modo di disegnare che sfugge ad ogni realismo e ad ogni drammaticità e si rifugia nel colore, nell'arabesco, nella decorazione, come in un mondo incantato. Anche un tema difficile e impegnativo come lo scorrere del tempo (comprese le sue implicazioni etiche e filosofiche) Sophie lo tratta con disinvolta, svagata leggerezza. Era questo il caso del nostro Buongiorno oggi, libro complesso e delicatissimo, pieno di dolce malinconia, elegante e profondo.


In questi giorni Sophie affronta di nuovo il tema della fiaba rivisitando, con le parole di Sonia Mangoni ispirate ai Fratelli Grimm, uno dei testi canonici della novellistica internazionale, I quattro musicanti di Brema.
Sophie Fatus torna sul 'luogo del delitto', disegnando il libro e la scenografia per l'annuale appuntamento con la Torre delle favole a Lumezzane, che l'avevano già vista, qualche anno fa, cimentarsi con una Biancaneve di raro fascino, fantasia e delicatezza.



Siamo sicuri che anche questi musicanti (un asino, un cane, un gatto e un gallo!), tutti in fuga da un destino spiacevole e ingrato, suoneranno d'impegno la gran musica visiva che una fabulatrice di razza come Sophie avrà saputo disegnare per loro.

Si comincia sabato prossimo, 12 novembre, alla Torre Avogadro di Lumezzane, e la musica andrà avanti fino al 26 febbraio 2012. L'iniziativa è curata, per conto del Comune di Lumezzane, da Sonia Mangoni e Laura Staffoni e il libro è in uscita con i tipi di Nuages.


martedì 17 maggio 2011

Sophie sotto le torri


 Le tavole originali di Buongiorno oggi di Sophie Fatus, fresca vincitrice di un Premio Andersen, saranno in mostra questo fine settimana, sabato 21 maggio, a Bologna.
 
Sophie Fatus
A partire dalle 11.00 (inaugurazione presso atelier les libellules, via San Vitale 36/g), si potranno ammirare 6 delle tavole originali che resteranno in esposizione per diverse settimane. Sarà anche in vendita il libro di Sophie, accompagnato da un coloratissimo poster, e ai visitatori sarà offerto un aperitivo. 

Nella stessa giornata, fra le 17.00 e le 23.00, un banchetto con una selezione del catalogo di Prìncipi & Princípi sarà presente nelle strade dell'ex Ghetto ebraico, proprio sotto alle Due torri, nel contesto della manifestazione Made in exGhetto. Altre tavole che completeranno la mostra di Sophie Fatus saranno visibili da Martino Design (via Canonica 1/a) e da Confezioni Paradiso (via dell'Inferno 12/a). In via dell'Inferno, davanti a Confezioni Paradiso, e a fianco al banchetto di Prìncipi & Princípi, per tutta la durata della manifestazione si terranno letture di Buongiorno oggi e un laboratorio 'estemporaneo' di illustrazione per bambini, a cura di Giulia Zucchini liberamente tratto dal libro  
1 seconde, 1 minute, 1 siècle, di C.Grive e M.Kerba, Gallimard Jeunesse.

L’iniziativa e la mostra di Sophie Fatus sono organizzate da Paola Parenti, che sarà reperibile qui.

Disegni di Sophie Fatus da Buongiorno oggi.
 

venerdì 8 aprile 2011

Il tempo del coniglio

Capita a volte, ma non spesso, che un prodotto destinato all'infanzia venga analizzato con categorie e metodo che non gli sembrano propri, con una visione allargata e un'attenzione che colgono, al suo interno, sfumature di significato che, forse, non ci aspetteremmo.
È quanto sta capitando alla recente fatica di Sophie Fatus (Buongiorno oggi!, in libreria dal 7 aprile) che è stato presentato l'altro ieri a Firenze con una vera e propria 'prolusione' di carattere filosofico e metodologico, da parte di Renzo Ragghianti, docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
Un'analisi approfondita, attenta ai valori del libro, ma anche e sopratutto, al pensiero che si muove intorno al libro, all'acqua nella quale di coniglietto di Sophie nuota, alla ricerca di una definizione del suo "tempo". Che è, certo, unico e irripetibile; a misura di filosofo e a misura di bambino.




Un piccolo libro filosofico
Renzo Ragghianti

Come mai uomini amanti della sapienza sono stati colti dal medesimo stupore del ‘coniglietto’, da quello stupore da cui la filosofia è nata. Soggiacere allo stupore è proprio dell’uomo. “… Come dei fanciulli…” recita la Bibbia: questa è la condizione cui dobbiamo pervenire. Bisogna spogliarci dell’arroganza dell’adulto, che considera tutto il passato con sufficienza, dall’alto della magnificenza della scienza moderna. Tra le forme che assumono le nuvole,  tra la «felicità» e il tremore per «ciò che non capiterà mai più», perché oggi sarà diverso da ieri e, certamente, diverso da domani. Perché ogni momento è unico e irripetibile

Ipotizziamo che il ‘coniglietto’ sia un fautore del bergsonismo, di quella filosofia, che per coppie oppositive quantitativo/qualitativo, superficiale/ profondo, società chiusa/società aperta, è entrata Oltralpe anche in tanti stereotipi linguistici.
La filosofia di Bergson (1859-1941) comincia con uno stupore, con la constatazione che tutto un aspetto essenziale della realtà non si lascia ridurre ad aggetto della scienza positiva : noi possiamo di certo esprimere il colore rosso tramite la lunghezza d’onda corrispondente, ma quella cifra non corrisponde assolutamente alla nostra sensazione del rosso: il qualitativo contro il quantitativo, il profondo contro il superficiale. Ciò che misuriamo è una linea, una superficie, un volume; ma la profondità di cui facciamo esperienza immediata non possiamo misurarla. Vi sono due specie di conoscenza: l’una immediata, interiore, qualitativa, l’altra esteriore, geometrica, meccanica, quantitativa. Per Bergson bisogna opporre il vissuto soggettivo a quanto la scienza misura nel suo universo esteriorizzato.
La sua filosofia costituisce una reazione specifica a quell’attitudine mentale che denominiamo all’ingrosso positivismo, alla  credulità scientista d’Auguste Comte (1798-1857). Oggi, viviamo in un mando assai differente e, in un certo senso, Bergson si è consacrato a sfondare porte che oggi ci paiono spalancate, ma al suo tempo erano ben sigillate.
Le nostre impressioni, i nostri sentimenti sono indicati da parole e localizzati in una sorta di spazio determinato. Crediamo di osservarci nel tempo in cui si svolge il nostro vissuto, ma in realtà questo tempo vissuto l’abbiamo tradotto in uno spazio; è ciò che Bergson chiama lo spazio-tempo – un tempo falsato dall’analogia con lo spazio. Ma il vero io continua a vivere in una dimensione profonda che Bergson chiama la pura durata. È allora indispensabile comprendere l’opposizione fra il ‘tempo spazializzato’, o ‘spazio-tempo’, e la ‘pura durata’.
È questo lo «straordinario» del vivere del bambino in un tempo completamente suo, un «tempo senza orologio». Noi tendiamo invece a confondere lo spazio percorso nel movimento con l’atto stesso del movimento; Bergson ci dice invece che si tratta di due cose del tutto differenti: lo spazio percorso è l’esteriorità.


Oggi nel cielo ho visto una grossa nuvola.
Sembrava un elefante ma dopo poco
era leone ed è sparita.

Bergson distingue due specie di molteplicità: l’una quantitativa, che si può contare e valutare con un numero, l’altra qualitativa. La molteplicità quantitativa si compone di elementi distinti, essa concerne l’io superficiale; la molteplicità qualitativa concerne il vissuto o l’agire, l’io profondo che non osserva, ma vive.

Oggi è successa una cosa straordinaria.
Non era mai successo prima
e non succederà mai più!

Bergson è il filosofo dell’intuizione. L’intuizione comincia a imporsi a partire dallo stupore. Oltre il soggetto morale che obbedisce ai principi, oltre il soggetto religioso che aderisce ad una istituzione ecclesiale, c’è il soggetto libero che trascende ogni dato fissato una volta per tutte e si identifica con lo ‘slancio vitale’ creatore.
Bergson parte dall’analisi dei ‘dati immediati della coscienza’: nel corso di quest’analisi constata l’insufficienza della spiegazione meccanicistica e riduzionistica  fornita dal positivismo. Si pone quindi nell’ottica di superare le polarità classiche della filosofia – soggetto/oggetto, qualità/quantità, materia/spirito – che impediscono di comprendere l’essenza dell’esperienza. Per capire la filosofia di Bergson è necessario dapprima soffermarci sullo strumento che egli adotta per indagare la vita della coscienza, l’intuizione: «chiamiamo intuizione la simpatia che ci trasporta all’interno di un oggetto per coincidere con quello che esso ha di unico». Per esemplificare la natura del metodo bergsoniano consideriamo l’analisi del tempo, che contiene i capisaldi della sua filosofia. Da Aristotele in poi il tempo viene identificato come una successione ordinata nello spazio di istanti distinti, come la somma di un insieme qualitativamente omogeneo di qualità definite. Il tempo è dunque definito come penetrato dallo spazio. Ora il punto di vista dell’intuizione, applicato all’oggetto tempo, produce risultati radicalmente differenti. Il tempo è intuito dalla coscienza come un continum. Il metodo bergsoniano dell’intuizione non sezione questo continuum, ma permette di cogliere e di distinguere le differenti componenti che costituiscono tale unità. 


Oggi ho sognato di domani.
E sai il domani cosa sognava?
Sognava un suo ieri con i fiocchi…

Tu non ci crederai…
Il suo ieri è il mio oggi!!!

L’attività della coscienza non può essere ridotta a una successione numerabile di atti; non si deve proiettare sulla coscienza una particolare forma di temporalità che le è estranea: la temporalità spazializzante della fisica. Infatti il ‘tempo dell’orologio’, il tempo come estensione e rapporto spaziale, non esaurisce il tempo vissuto, percepito in modo immediato.


Oggi ho sorriso al mio papà
che mi portava in bicicletta:
felicità, felicità!
Domani sarò grande,
domani sarà stanco,
ma noi ricorderemo.

Bergson, dopo aver rifiutato il “tempo spazializzato” della fisica, si propone una descrizione degli stadi di coscienza in presa diretta, cioè mediante l’introspezione, e in polemica con la psicologia sperimentale positivistica, che pretendeva di rapportare i ‘dati immediati della coscienza’ ai fatti fisici. Ora i fatti psichici vivono in una dimensione qualitativa che non è rapportabile a quella quantitativa, al ‘tempo dell’orologio’, il quale non serve solo ad indicare un tempo astronomico, ma permette anche una costruzione sociale del tempo. Questa costruzione è cominciata, nell’Occidente cristiano, ancor prima della scoperta dell’orologio, con le campane dei monasteri che suonavano le ore. Verso la fine del Medio Evo la gente si è abituata a vivere in un tempo uniforme. Diversamente le ore dei Latini mutavano a seconda della lunghezza dell’intervallo che separava l’alba dal tramonto, erano dunque lunghe in estate e corte in inverno.

Non è straordinario,
meraviglioso e strepitoso?


Sophie Fatus
Buongiorno oggi!

Prìncipi & Princípi
Euro 12,00
In libreria dal 7 aprile

lunedì 4 aprile 2011

Piccoli filosofi


Sophie Fatus
Buongiorno oggi!

Euro 12,00
In libreria dal 7 aprile

Il libro sarà presentato, alla presenza dell'autrice e introdotto da Alessandro Savorelli e Renzo Ragghianti, docenti della Scuola Normale Superiore di Pisa, giovedi prossimo 7 aprile presso il ristorante I CINQUE SENSI in via Pier Capponi 3r., a Firenze, con la mostra abbinata delle tavole originali.

Ore 18,30: Presentazione del libro
Ore 19,30: Aperitivo offerto dal ristorante
Dalle ore 20 in poi: Cena in tema a menu fisso (28 euro) oppure a scelta.
Per chi vuole rimanere a cena è gradita la prenotazione.

(alessandro savorelli) Un piccolo libro filosofico per piccoli filosofi contemporanei, che magari non sanno di esserlo. Cos’è il tempo? Cos’è la memoria? Cos’è il soggetto? La creatività? La fantasia? La conoscenza? Le relazioni interpersonali? la realtà? La vita? l’evoluzione? Gli indiscernibili? La percezione? Il dolore? L’entropia? La storia? Il sogno? La relatività? L’eternità?
La mente del bambino, per funzionare e per crescere, vive in un eterno presente, in un flusso di meraviglia per ciò che è sempre nuovo: ripete ad ogni istante ciò che molta filosofia ha teorizzato nell’ultimo secolo, riassumendo problemi e paradossi discussi - tra Oriente e Occidente - da millenni, rompendo con molte certezze assieme rassicuranti e mortificanti, e  affermando  che non c’è un «grande disegno», ma che quel disegno siamo noi e si disegna mentre noi viviamo.
Nel breve intervallo tra le forme che assumono le nuvole,  tra la «felicità» e il tremore per «ciò che non capiterà mai più» o «un dolore» che sembra «infinito come la fine del mondo», accade qualcosa di «straordinario»: la vita, fuori di ogni meccanizzazione, di ogni opaca ripetizione, di ogni calcolo miope, di ogni misurazione sagace e ottusa. È questo «straordinario», il vivere del bambino in un «tempo» completamente suo, un «tempo senza orologio», ciò che gli impedisce di crescere come fa un cristallo o un sedimento, per mera accumulazione: e che ci accade invece da adulti, quando non cresciamo più, intrappolati nell’orologio e nella sua falsa oggettività, costruiti dal passato e preoccupati per il futuro.